Scritta choc accanto alla lapide del carabiniere ucciso


“Peggio dell’orrore cui oggi, ancora una volta, siamo costretti ad assistere, c’è l’ipotesi che qualcuno pensi di poter far rientrare certi gesti di vigliaccheria più unica che rara nella categoria delle ‘bravate’, e c’è anche il vuoto spinto che alberga in certe persone senza un briciolo di onore che devono essere censurate senza pietà alcuna. Nessuno può osare trovare una qualsiasi spiegazione a certe cose, a meno di volerne rendere conto guardando in volto, una ad una, i feriti del Dovere o ciascuno degli orfani, delle vedove, dei vedovi che hanno lasciato coloro i quali invece che l’integrità fisica ci hanno rimesso la vita stessa pur di adempiere al proprio dovere per gli altri. Per questa oscena offesa alla memoria dell’eroe Pittoni, che mostra il volto sfigurato di un pezzo d’Italia devastato dall’incultura, dalla delinquenza, dall’odio, dalla sciatteria, dall’ingratitudine, noi in prima persona ci sentiamo non solo di esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia del giovane carabiniere drammaticamente deceduto in servizio, ma di chiedere scusa, sì scusa in quanto italiani, in quanto cittadini di un Paese che a volte dimostra di non meritare il sacrificio di chi sceglie coscientemente di dedicare la propria esistenza agli altri”.

Sono parole di profonda rabbia e riprovazione quelle che Mirko Schio, Presidente dell’Associazione Fervicredo (Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere), pronuncia a proposito del gravissimo gesto che si è registrato oggi a Pagani, in provincia di Salerno, dove ignoti hanno scritto sul muro delle Poste di corso Padovano, a pochi centimetri dalla lapide in onore del sacrificio del tenente Marco Pittoni, ucciso in quell’ufficio il 6 giugno del 2008, la frase: “Vi sta bene”. Marco Pittoni era un ufficiale di origini sarde medaglia d’oro al valor militare, soprannominato in città “tenente buono”, scomparso a soli 33 anni per aver tentato di sventare una rapina proprio in quell’ufficio postale.

“Ci sono momenti come questo – conclude Schio – in cui verrebbe spontaneo cedere alla rabbia, quando il senso di nausea pervade e porta con sé un vago senso di disperazione per tanta ignominia. Ma chi ha conosciuto persone come Marco Pittoni, chiunque abbia vestito una divisa, chiunque conosca la forza che scorre nelle vene quando si trova o si ritrova il senso della vita nonostante tutto, quando fervidamente si crede che sia possibile rivivere, sa che non si può cedere di fronte alla barbarie, alla violenza, all’ingiustizia, che essa si manifesti in una rapina o in una orrenda scritta su un muro. Marco spendeva la sua vita per insegnare non solo a parole ma con il proprio esempio questo, e nessuno potrà scalfire la sua memoria o la verità e la correttezza che essa rappresenta, e che, anzi, si fortificano ad ogni tentativo di sminuirle”.

Coisp

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