Oggi, 23 settembre, ricorre il quarantunesimo anniversario dell’assassinio di Giancarlo Siani, il giovane cronista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985 per aver scritto, senza sconti, di affari e politica a Torre Annunziata.
Aveva ventisei anni. E proprio oggi, in piazzetta Durante al Vomero, apre “La Scugnizzeria“, una nuova libreria a lui intitolata: sulla porta d’ingresso il suo volto, all’interno la sua macchina da scrivere originale, esposta come una reliquia laica del mestiere che gli costò la vita.
Come giornalista, anche se di rubrica leggera come questa, non posso non sentire il peso simbolico di questa data.
Siani non scriveva inchieste sensazionalistiche per cercare notorietà: scriveva perché credeva, semplicemente, che informare fosse un dovere verso i lettori, anche quando quella verità disturbava chi aveva il potere di farla tacere.
Il fatto che quarantuno anni dopo la sua storia continui a essere raccontata non nei libri di scuola soltanto, ma in un luogo vivo come una libreria di quartiere, pensata apposta per avvicinare i ragazzi alla lettura, mi sembra il modo più giusto di tenerne viva la memoria
Mi piace pensare a quella macchina da scrivere, silenziosa dietro una vetrina, che continuerà comunque a “scrivere” ogni volta che qualcuno, entrando in quella libreria, sceglierà un libro invece di un’altra strada.
È forse questo il tributo più vero che si può rendere a un giornalista ucciso per le parole che ha scritto: continuare a far circolare parole, storie, libri, proprio nel luogo dove lui non potrà mai più farlo.
Adesso sta a noi non fermarci alle apparenze e denunciare le ingiustizie e le mafie senza aver paura della verità.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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