Diritti e doveri. Quanto i primi siano imperversanti nella logica quotidiana del vivere post- covid e quanto siano desueti i secondi, emerge chiaro nello spettacolo – che ha riscosso un notevole successo – “La bella vita” che il comico, cabarettista e regista cinematografico stabiese Simone Schettino classe 1966, segno zodiacale Gemelli ha portato in scena al Maschio Angioino per la XXIII edizione di “Ridere – Festival del teatro comico, della musica e del cabaret”: quest’iniziativa – promossa e finanziata dal Comune di Napoli, nell’ambito della rassegna “Estate a Napoli 2025”, a cura del Teatro Totò, con la formidabile direzione artistica di Gaetano Liguori – ha riscosso l’immediato interesse non solo dei napoletani ma anche dei tantissimi turisti che hanno scelto agosto per visitare la terra di Partenope.
“La bella vita” – traslato moderno de “La Dolce Vita” – appare sempre più il mito di questa società consumistica dove il successo si misura a colpi di milioni, di barche, di feste da sballo, di gioielli, abiti e viaggi di lusso: il sacrificio (altra parola bandita dai discorsi e dalle inquadrature cinematografiche di una vita da Vip) con cui si costruiscono – nel tempo e con fatica – vite e carriere è stato proiettato “fuori schermo” dalla sopraffazione delle scorciatoie, delle raccomandazioni, dei compromessi e del definitivo addio agli ideali, all’etica, alla vera umanità. Un quadro desolante che Schettino – introdotto dal valente Salvatore Turco – riassume con perizia in questo spettacolo da lui stesso scritto e diretto, centellinandolo nei suoi monologhi intessuti di verità, di filosofia di vita ma anche di ironia: la società è corrotta, persa nel materialismo, ben lontana da quella crescita spirituale che la mitica Era dell’Acquario (che la vague New Age predicava negli anni Sessanta/settanta e che, secondo complicati calcoli astrologici, dovrebbe iniziare proprio in questo 2025) avrebbe dovuto favorire sulla Terra.
Schettino sottolinea con pregnanti passaggi quanto disinteresse per il benessere comune, per il progresso della società e per la crescita sana della collettività alberghi nel cuore di tanta gente: ciò che conta è il benessere personale, la soddisfazione individuale, il raggiungimento della ricchezza e del potere, da ottenere senza troppi sforzi e senza curarsi di prevaricare il prossimo.
Un “j’accuse” pieno di riflessioni, pensieri, mitigato dalla sorridente satira che la forza naturale creativa, il “genius” dei napoletani ‘veraci’ non può mai tralasciare: il “castigat ridendo mores” è più che mai attuale nel lavoro di Schettino che intrattiene con grande bravura la platea inchiodandola alle sedie per oltre due ore e mezza, incantandola con la fascinazione di un divertimento, sano, elegante, ricco di contenuti e che lascia un segno di speranza nell’anima.
LAURA CAICO





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