Mentre altrove ci si prepara a Halloween con zucche e travestimenti, Napoli da stasera fa una cosa molto diversa: apre le porte delle sue catacombe, dei suoi ipogei, delle chiese del centro storico per Uànema, la “festa degli altri vivi“, quinta edizione.
Il programma comincia già oggi pomeriggio, tra la Basilica di San Giovanni Maggiore e il complesso di Sant’Anna dei Lombardi, con visite gratuite su prenotazione che proseguono fino a domenica 2 novembre.
Il titolo stesso dice molto del carattere di questa città. “Altri vivi“: non defunti, non scomparsi, ma vivi in un’altra forma, ancora parte della comunità.
È l’eredità di un rapporto con la morte che a Napoli non è mai stato solo lutto o paura, ma una confidenza quotidiana, fatta di anime pezzentelle adottate e curate, di teschi anonimi a cui si chiedevano grazie, di una devozione che mescola sacro e popolare senza troppi scrupoli di ortodossia.
Mi piace che sia proprio il Comune a rilanciare ogni anno questa tradizione, invece di lasciarla scivolare nel folklore turistico o nell’omologazione di Halloween.
Camminare per un’ora tra le gallerie di San Gaudioso o sotto le volte di una basilica antica, a fine ottobre, è un modo per ricordarsi di una cosa semplice: una comunità si riconosce anche da come tratta i propri morti.
E Napoli, da questo punto di vista, ha ancora molto da insegnare.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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