Da oggi, e per tutta la settimana, Napoli si interroga su se stessa da un’angolazione che raramente le attribuiamo nella narrazione quotidiana: non la città del panorama da cartolina, ma quella del porto come infrastruttura strategica.
La Naples Shipping Week apre con un focus tecnico sul ruolo del porto partenopeo per lo sviluppo del Mezzogiorno, seguito da incontri su nuove professioni del mare e sul rapporto tra città e porto, fino alla visita al centro di addestramento marittimo IMAT.
L’evento promosso dal Comune di Napoli e dall’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale, coinvolgerà come sempre tutto il cluster marittimo nazionale e internazionale.
Mi colpisce sempre questo scarto tra l’immagine che il mare evoca ai più, bellezza, relax, il golfo da fotografare al tramonto e la sua funzione economica reale, fatta di container, rotte commerciali, logistica, formazione tecnica per chi ci lavora davvero.
Napoli ha un rapporto antichissimo con il proprio porto, ma è un rapporto che spesso resta sullo sfondo delle narrazioni turistiche, quasi in secondo piano rispetto a pizza, canzoni e panorami.
Questa settimana è un’occasione per restituire centralità a una vocazione che la città ha sempre avuto, fin dalla sua fondazione greca legata proprio alla navigazione: essere porta del Mediterraneo, non solo meta da visitare ma anche crocevia produttivo, formativo, economico.
Nuove professioni del mare, in fondo, significano anche nuove opportunità concrete per chi qui cerca lavoro, un tema tutt’altro che marginale per una città che di disoccupazione giovanile ne sa fin troppo.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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