Oggi pomeriggio, alle 17.30, nelle aule storiche del Conservatorio di San Pietro a Majella, si terrà un incontro dibattito, organizzato dall’Associazione Canoneinverso, inserito nella rassegna “Vespero Napoletano”, la grande manifestazione culturale promossa dal Comune di Napoli,
Nel Coservatorio, lo stesso che ha formato generazioni di musicisti napoletani, un gruppo di esperti si interroga su una domanda che sembra semplice e invece non lo è affatto: come sta, oggi, la canzone napoletana?
È ancora viva, capace di rinnovarsi, di parlare alle nuove generazioni?
O resta sempre più confinata al repertorio nostalgico, cantata nei ristoranti per turisti più che vissuta come linguaggio creativo contemporaneo?
Mi sembra una domanda che vale la pena farsi, proprio perché la risposta non è affatto scontata.
Da un lato c’è un’eredità sterminata, da Carosone, di cui ho scritto più volte, fino alla tradizione popolare della tammorra, che continua a essere studiata, suonata, celebrata in festival e premi.
Dall’altro, c’è il rischio reale che questa ricchezza diventi museo più che linguaggio vivo, qualcosa da conservare sotto teca invece che da reinventare continuamente, come hanno sempre fatto i grandi della canzone napoletana, capaci di assorbire swing, jazz, elettronica senza mai perdere l’accento.
Credo che discussioni come questa, dentro le stesse aule dove si forma chi la musica la farà domani, siano il modo giusto per tenere la domanda aperta invece di darla per scontata.
Un confronto pubblico su dove sta andando, oggi, la tradizione musicale che questa città porta nel sangue.
La canzone napoletana è un patrimonio immenso. Ma i patrimoni, se non li si fa camminare, rischiano sempre di fermarsi.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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