Oggi Peppino di Capri avrebbe compiuto 87 anni.
Invece, da due settimane, la sua voce esiste solo nei dischi, nelle radio che ogni tanto lo riscoprono, nella memoria di chi lo ha ascoltato dal vivo almeno una volta nella vita.
C’è qualcosa di particolarmente struggente nei compleanni che arrivano dopo un lutto: quel giorno che dovrebbe essere festa e resta invece sospeso, un anniversario che il calendario continua a segnare anche quando non c’è più nessuno a spegnere le candeline.
Eppure, ripensandoci, forse è proprio in giorni come questo che si misura davvero cosa lascia un artista.
Non nelle cronache del giorno della morte, quando l’emozione è ancora viva e tutti si sentono in dovere di dire qualcosa. Ma due settimane dopo, quando i titoli dei giornali sono già passati ad altro e la domanda che resta è più silenziosa: cosa continuiamo a fischiettare, cosa risuona ancora, cosa scegliamo di riascoltare senza che nessuno ce lo ricordi più?
Mi piace pensare che oggi, in qualche casa di Napoli o di Capri, qualcuno metterà su “Champagne” non per malinconia, ma quasi per fargli gli auguri a modo suo. È forse l’unico modo che abbiamo, noi che restiamo, di festeggiare un compleanno che altrimenti si perderebbe: continuare a far vivere la musica, una canzone alla volta.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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