Cinquant’anni fa esatti, il 28 luglio 1976, la Corte Costituzionale pronunciò una sentenza che oggi sembra scontata e allora fu un terremoto: dichiarò illegittimo il monopolio statale sulle trasmissioni radiofoniche in ambito locale.
Da quel giorno, chiunque avesse un trasmettitore e un po’ di coraggio poteva mettersi a parlare via etere, senza passare dal filtro della RAI.
Nacquero centinaia di radio libere, spesso in una stanza, con mezzi di fortuna e con loro nacque un’idea che oggi diamo per scontata: che l’informazione locale, quella di quartiere, avesse diritto di esistere accanto a quella nazionale.
Oggi la Campania festeggia questo anniversario al Centro Direzionale ed è un’occasione buona per fare un parallelo che mi tocca da vicino, da chi scrive per un giornale online che di quella stagione è in fondo, figlio anzi nipote diretto.
Le radio libere del ’76 e i siti di informazione locale di oggi condividono la stessa scommessa: che ci sia spazio e bisogno di voci che raccontino la città da dentro, senza aspettare che se ne occupi qualcun altro da lontano.
Certo, il mezzo è cambiato radicalmente e con esso anche i rischi, oggi il problema non è più il monopolio statale, ma la frammentazione e il rumore di fondo del web.
Ma il principio di fondo resta identico: più voci, anche piccole, anche imperfette, fanno sempre bene a una democrazia. Vale la pena ricordarlo, mezzo secolo dopo.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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