Da oggi riparte, per la sua quindicesima edizione, “Il Teatro cerca Casa“: una rassegna che ribalta l’idea stessa di cosa sia un teatro, portando attori e spettacoli dentro case private, cortili, salotti di famiglie napoletane che aprono le proprie porte a un pubblico di sconosciuti, per una sera.
Niente palcoscenico rialzato, niente distanza di sicurezza tra chi recita e chi guarda: solo una manciata di sedie, una stanza qualunque, e l’intimità quasi imbarazzante di un attore che respira a un metro da te.
Trovo che ci sia qualcosa di radicalmente diverso, in questo formato, rispetto al teatro tradizionale.
Quando lo spettacolo accade nel salotto di qualcuno, con i quadri di famiglia alle pareti e magari il profumo di caffè ancora nell’aria, il confine tra finzione e realtà si assottiglia fino quasi a sparire.
Non stai guardando una rappresentazione lontana su un palco: stai condividendo uno spazio domestico con degli sconosciuti che, per un’ora, si raccontano davanti a te.
Quindici anni di case aperte, un piccolo gesto di fiducia ripetuto, stagione dopo stagione: famiglie che hanno deciso di credere che la cultura meriti di entrare anche nei luoghi più privati, e un pubblico che ha imparato ad accettare l’invito senza sentirsi un intruso.
È teatro, ma è anche, in fondo, un esercizio di ospitalità, quella parola che a Napoli, da sempre, conta più di ogni altra.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
Nessun Commento