Oggi è la Giornata Internazionale del Caffè, istituita il 1º ottobre 2015, come concordato dall’Organizzazione internazionale del caffè per celebrare in tutto il mondo quella piccola tazzina che, qui, non ha mai avuto bisogno di una data sul calendario per essere festeggiata.
A Napoli il caffè si celebra ogni singolo giorno, più volte al giorno, con una serietà quasi liturgica che altrove farebbe sorridere e che qui, semplicemente, è normalità.
Mi fa sorridere pensare a quanti riti diversi si nascondano dietro questa stessa parola: il caffè sospeso, lasciato pagato per chi verrà dopo e non potrà permetterselo, forse l’invenzione più bella e più politica che questa città abbia mai regalato al mondo, molto prima che “economia della condivisione” diventasse una formula da convegno.
Il caffè offerto appena entri in una casa, prima ancora di sederti, come forma di accoglienza che non ammette repliche.
Il caffè del bar sotto casa, dove il barista conosce il tuo nome prima ancora del tuo ordine, e quei trenta secondi diventano un piccolo atto di cura reciproca in mezzo a giornate che spesso non ne lasciano molto spazio.
Non è un caso, credo, che proprio questa rubrica porti il nome di una tazzulella di caffè: è la misura stessa in cui i napoletani hanno sempre raccontato la propria vita, i propri pensieri, le proprie giornate, un sorso alla volta, mai di fretta, sempre in compagnia anche quando si è soli.
Oggi il mondo intero si ferma a celebrare il caffè. Noi, come sempre, continuiamo semplicemente a farlo.
Buona pausa caffè… oggi più che mai!
Elena Simonetti
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