Stasera, alle 21, il cortile monumentale di Castel Nuovo, per tutti Maschio Angioino, si apre alla nuova rassegna estiva di teatro e danza con “Rivoluzione Carosone”, un’opera di teatro-canzone che ripercorre la figura del re dello swing all’italiana.
Infatti Renato Carosone rivive tra le mura di Castel Nuovo grazie all’Associazione Airots e al Comune di Napoli che ha pomosso e finanziato l’evento nell’ambito della rassegna “Estate a Napoli 2026 – Teatro e danza al Castello”.
Lo spettacolo è scritto e diretto da Alessandro D’Auria, con le coreografie di Franky Capuano.
Non è un caso che si sia scelto proprio lui per inaugurare la stagione: Carosone è forse l’esempio più riuscito di come Napoli, quando vuole, sappia parlare al mondo intero senza tradire se stessa e questo ci ricorda cosa significa essere internazionali restando napoletani fino al midollo.
Pensateci: un pianista napoletano che passa anni in Africa suonando jazz nei locali per militari e coloni, che poi torna a casa e mescola lo swing americano con la tarantella, l’inglese con il dialetto e ne esce fuori “Tu vuò fà l’americano”, un pezzo che prende in giro proprio l’ossessione italiana di scimmiottare l’America, cantato però su un ritmo che l’America l’aveva ben studiata. È ironia, contaminazione, orgoglio, tutto insieme, in tre minuti di canzone.
Rivederlo oggi, dentro le mura di un Maschio Angioino che di conquiste e dominazioni straniere ne ha viste parecchie nella sua storia, aggiunge un livello in più alla serata.
Carosone non ha mai avuto bisogno di rinnegare Napoli per essere moderno, né di restare provinciale per essere autentico.
Forse è ancora questa la lezione più utile che ci lascia, quasi settant’anni dopo: si può guardare al mondo senza perdere l’accento di casa.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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