Oggi si chiude al Museo Madre “Essere è tessere“, retrospettiva dedicata a Maria Lai, artista che ha trascorso una vita intera a interrogare il gesto più umile e antico che esista: tessere.
Filo, stoffa, corda, materiali poveri, quasi domestici, che nelle sue mani diventavano linguaggio scultoreo e poetico insieme.
La sua opera più celebre, “Legarsi alla montagna“, vide un intero paese sardo unito fisicamente da un nastro azzurro, in un gesto che era insieme performance artistica e atto di comunità.
Trovo che ci sia qualcosa di profondamente attuale in un’artista come Maria Lai, proprio oggi che le nostre vite sembrano sempre più fatte di connessioni invisibili e disincarnate, un messaggio, una notifica, un contatto digitale.
Lei lavorava con il filo vero, quello che si vede, si tocca, lega fisicamente le persone le une alle altre, spesso letteralmente.
Un’intera comunità che si fa opera d’arte semplicemente stando insieme, legata da un nastro: difficile immaginare qualcosa di più lontano dalla solitudine connessa dei nostri schermi.
Mi piace pensare a questa mostra che chiude oggi come a un invito silenzioso, anche per chi non farà in tempo a vederla: quello di ricordarci che i legami più forti, spesso, sono quelli più semplici e materiali, un filo teso tra due case, tra due persone, tra un’intera comunità che decide di stare insieme, anche solo per un pomeriggio.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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