Oggi la Protezione Civile ha dichiarato l’allerta gialla: pioggia soprattutto in mattinata, vento forte dal pomeriggio, parchi e spiagge chiusi.
Eppure, come ogni 2 novembre, ci sarà chi uscirà comunque di casa con un mazzo di crisantemi sotto l’ombrello, diretto verso un cimitero.
Il maltempo, in questo giorno, non è mai stato una buona ragione per mancare l’appuntamento.
A Napoli il Giorno dei Morti non ha mai avuto il tono solo funereo che altrove gli si attribuisce.
È un incontro di famiglia che si ripete ogni anno, con le sue abitudini: si pulisce la lapide, si cambiano i fiori, si racconta ai più piccoli chi era quel nonno che non hanno conosciuto.
A volte si sorride, perché il ricordo che affiora è una battuta, un vizio, una frase rimasta in famiglia.
È la stessa confidenza con i defunti che Uànema ha raccontato nel weekend: i morti non spariscono, restano interlocutori.
Mi colpisce che, in una società che tende a rimuovere la morte, ci sia ancora un giorno in cui si resta fermi davanti a un nome inciso nella pietra.
Non è tristezza fine a se stessa. È un modo di dire che una persona non è finita con la sua vita, e che finché qualcuno la ricorda, in qualche forma c’è ancora.
Oggi, sotto la pioggia, vale la pena fermarsi un minuto.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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