Oggi Napoli fa i conti con due emergenze sovrapposte, e la seconda è quella meno raccontata: mentre l’allerta arancione chiude parchi, spiagge e impianti sportivi per il rischio idrogeologico, l’EAV ha dovuto sospendere diciotto linee di autobus per mancanza di gasolio.
Peggio ancora, la Caremar ha scritto formalmente a Prefettura e Regione avvisando che, senza rifornimento, i traghetti per Ischia e Procida potrebbero fermarsi da giovedì, la nave cisterna attesa a Pozzuoli non è nemmeno partita.
C’è qualcosa di quasi surreale in una crisi di questo tipo, tanto banale nella causa quanto pesante nelle conseguenze: non un guasto tecnico sofisticato, non uno sciopero rivendicativo, ma semplicemente la mancanza del carburante più elementare per far muovere autobus e traghetti.
Per chi vive sulla terraferma significa aspettare un bus che non passa. Per chi vive a Ischia o Procida, isole che dipendono dal mare per ogni cosa, lavoro, scuola, ospedale, significa il rischio concreto di restare isolati.
Queste fragilità infrastrutturali, invisibili nei giorni normali, vengono a galla proprio nei momenti in cui meno possiamo permettercele, con un’allerta meteo già in corso, scuole chiuse in mezza provincia, e ora pure il trasporto pubblico che vacilla per un problema di approvvigionamento che dovrebbe essere la cosa più semplice da garantire.
Chi vive sulle isole, in queste ore, spera soprattutto in una cosa: che quella nave cisterna parta presto.
Buona pausa caffè!
Simonetti Elena
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