Da stasera e fino a domani, Piazza Mercato torna a essere quello che è ormai da ventiquattro edizioni: la casa della musica popolare campana. “La Notte della Tammorra“, nata nel 2001 ispirandosi agli antichi raduni della Campania Felix legati ai culti della terra e ai pellegrinaggi, chiude il cartellone di “Estate a Napoli 2026” con un cast che mescola voci storiche come Enzo Gragnaniello, Lina Sastri, Tony Esposito e le paranze di tradizione da Giugliano, Terzigno, i Monti Lattari, in un omaggio dichiarato a Roberto De Simone, che di questa musica popolare fu tra i più grandi studiosi e narratori.
Mi colpisce sempre come questo festival, nato apposta per recuperare una tradizione che rischiava di perdersi, come i raduni contadini, i riti legati alla terra e alle stagioni, sia diventato negli anni uno degli appuntamenti più identitari e partecipati del Mezzogiorno.
È la prova che le radici più autentiche di una cultura non muoiono mai davvero: aspettano solo che qualcuno sia disposto a riportarle in piazza, a farle suonare di nuovo per coloro che non le ha mai conosciute.
Chiudere l’estate napoletana proprio con la tammorra, lo strumento più antico e più “terra terra” che questa regione conosca, mi sembra la scelta più coerente possibile.
Prima dei grandi concerti internazionali, prima delle luci e delle arene attrezzate, c’era già questo: un tamburello, un cerchio di persone, un ritmo che si tramanda a orecchio da generazioni.
Buon ultimo weekend d’estate, allora, a ritmo di “tammorriata”.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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