Ieri sera, poco prima delle otto, in tanti a Napoli hanno fatto la stessa cosa nello stesso momento: si sono fermati, occhialini certificati in mano o telefono puntato verso ovest, per guardare il sole che si lasciava mordere da un pezzo di luna proprio mentre tramontava sul golfo.
Non un’eclissi totale, quella è toccata solo all’Islanda, Groenlandia e Spagna del nord, ma un’eclissi parziale quella italiana, con il massimo oscuramento (circa il 46% del disco) quasi coincidente col tramonto, che qui, tra Posillipo, il Lungomare e il Vomero, è bastata comunque a fermare per qualche minuto centinaia di persone, tutte con il naso all’insù.
C’è qualcosa che mi commuove sempre, in questi appuntamenti astronomici: il modo in cui, per pochi minuti, smettiamo di essere soli, ciascuno dentro il proprio problema (il caldo, il traffico, le notizie del giorno) e diventiamo semplicemente una folla di persone che guardano il cielo, come facevano i nostri antenati millenni fa, con lo stesso stupore identico.
Non serve un evento raro come una totalità per provocarlo: basta un sole che si oscura un po’, all’improvviso reso fragile e osservabile, per farci ricordare quanto siamo piccoli e quanto ci piace esserlo insieme.
Chissà quante foto sfocate, ieri sera, sono finite nelle chat di famiglia con la scritta “l’avete vista?”
Anche perchè per un’altra eclissi solare totale, visibile sulla terraferma italiana, dovremo attendere il 3 settembre 2081.
È forse l’ultima vera forma di meraviglia condivisa che ci resta, in un’epoca in cui tutto il resto sembra dividerci: uno spettacolo che il cielo ci offre gratis, senza bisogno di biglietto, di prenotazione, di ideologia. Solo da guardare, insieme, finché dura.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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