Tra le notizie di oggi, una in particolare merita attenzione anche se, per ora, non fa titoli sensazionalistici: la Procura di Napoli ha iniziato ad acquisire documenti su alcuni costoni dei Campi Flegrei, quelli rivelatisi più fragili dopo la scossa di venerdì.
Va detto con chiarezza, perché è giusto farlo… il fascicolo è “meramente esplorativo”, non ci sono indagati, non si ipotizza alcun reato. È il primo passo, prudente, per capire cosa sia successo, non un’accusa.
Eppure c’è un dettaglio che fa riflettere, anche restando nei limiti della cautela dovuta, per la messa in sicurezza di quei costoni erano già stati stanziati dei fondi, che però, a quanto emerge, risultano al momento inutilizzati.
È un tema che va oltre il singolo caso e che chiunque segua la vita amministrativa di un territorio complesso come il nostro conosce fin troppo bene: non basta stanziare risorse, serve la macchina, tecnica, burocratica, politica, che le trasformi in interventi reali, prima che sia un evento naturale a ricordarci l’urgenza.
Non è questo il momento delle sentenze, né tecniche né morali: gli accertamenti sono all’inizio e meritano di essere seguiti con lo stesso rigore con cui vengono condotti.
Ma è già il momento giusto per una domanda che, in un territorio a rischio bradisismico permanente, non dovrebbe mai restare senza risposta troppo a lungo: quanto tempo ci vuole, davvero, tra lo stanziare un fondo e il mettere in sicurezza una vita?
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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