Immigrazione, clandestini delinquano a piacimento


“Continuiamo a subire oscenità di ogni tipo da immigrati clandestini che arrivano in Italia e chiedono asilo ma poi delinquono in ogni modo a piacimento. Li smascheriamo, li arrestiamo, e poi… tornano liberi a fare come gli pare. Ed i cittadini ricominciano a subire le loro violenze, la loro prepotenza, l’arroganza dettata dalla consapevolezza che nel caos generale potranno farla franca.

Quindi non solo non si riesce a filtrare gli ingressi nel Paese limitandoli a quelli che mostrano i requisiti necessari per la richiesta dello status di rifugiato, ma anche dopo, di fronte alla prova incontrovertibile di trovarsi di fronte a criminali, non si riesce a rimandare questa gente a casa, né a far scontare loro alcuna seria conseguenza dei loro comportamenti illegali, antisociali, criminali. E’ come se le Forze dell’Ordine continuassero a girare in tondo, correndo dietro a soggetti finiti in manette magari decine di volte, o comunque senza poter far nulla perché la verifica della mancanza dei requisiti per permanere in Italia – che già mostrano un estremo permissivismo, specie se letti alla luce delle regole che vigono negli altri Paesi – possa trasformarsi in un reale allontanamento di chi delinque”.

Torna sul tema dell’immigrazione Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, citando nel suo nuovo intervento alcuni gravi episodi di cronaca che hanno riguardato immigrati giunti nel nostro Paese nel corso dei tanti sbarchi degli ultimi mesi.
Su tutti il caso del profugo del Mali di 22 anni arrestato per la violenza sessuale commessa in provincia di Padova ai danni di una ragazzina di 17 anni. L’uomo risulta fotosegnalato a Lampedusa nel maggio di quest’anno, sarebbe arrivato con le carrette del mare durante uno degli ultimi sbarchi di immigrati dall’Africa.

Ma ha destato scalpore anche il caso del Clement Ebuh, di 22 anni, fuggito in Svizzera dopo aver lasciato il centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale presso la cooperativa sociale a Isola di Capo Rizzuto (Kr), ma qui arrestato per l’omicidio di un uomo assassinato con un coltello. Il presunto omicida è dunque un profugo, arrivato in questi mesi in Italia ed in attesa di sapere se la commissione che valuta le storie di persecuzione dei migranti gli avrebbe concesso lo status di rifugiato.

Di ieri, infine, un articolo di stampa che, citando la pronuncia di un giudice di pace di Gemona, ha ricostruito l’incredibile storia di un marocchino, da oltre dieci anni in Italia, che ha compiuto 21 reati, restando dietro le sbarre solo 9 giorni grazie ad attenuanti, indulti e altro. All’uomo non è stato rinnovato il permesso di soggiorno ed è stata decretata la sua espulsione da tre diverse prefetture di Belluno, Bologna e Udine. Il 17 maggio 2013 è il Tribunale di Gemona del Friuli, che ha ordinato di sbatterlo fuori dall’Italia per la quarta volta. E il 23 luglio lo hanno rimandano in Marocco. Ma il clandestino sarebbe tornato in Italia per venir di nuovo pizzicato a Tirano, in provincia di Sondrio, dove ha subito una condanna di un anno per false generalità. Al processo a Gemona è stato contumace ed il giudice di pace ha scritto nella sentenza: “In tutti questi atti è stato ripetutamente ordinato all’imputato di lasciare il territorio nazionale e di non rientrare prima che siano decorsi 10 anni. Tali ordini sono stati sistematicamente ignorati e nessuna autorità è stata in grado di farli eseguire coattivamente!”.

“Il certificato penale di Hadif Achraf – ha spiegato il giudice – riporta ben 21 reati, commessi dal 13.11.2002 al 26.02.2008 in Torino, Genova, Tortona, Biella, Imperia” per reati che vanno dall’appropriazione indebita, al furto, rapina, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e così via. Il marocchino nato a Casablanca “fra attenuanti generiche (ripetutamente concesse, malgrado le recidive), sospensione dell’esecuzione, indulto, cumulo delle pene, eccetera ha scontato soltanto 9 giorni di pena detentiva: dal 30.04.2011 al 09.05.2011! Evidentemente, il soggetto è stato indotto a pensare che il sistema giuridico-penale italiano è impotente e quindi nessun freno è stato posto alle sue scorrerie e nessun deterrente hanno rappresentato le molteplici condanne inflittegli!”.

Coisp

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