Non è la prima volta che questo spazio si presta a diventare galleria a cielo aperto, negli anni scorsi vi sono passate la Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto e il gigantesco Pulcinella, entrambe opere capaci di dividere l’opinione pubblica tra entusiasmo e insofferenza.
Il progetto è promosso e finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito di Napoli Contemporanea 2026, il programma di mostre e installazioni avviato nel 2023 attraverso progetti pensati per gli spazi pubblici di Napoli, per rafforzare la vocazione al contemporaneo del nostro bellissimo capologuo.
Trovo che ci sia del coraggio, ripetuto ormai con costanza, in questa scelta di trasformare periodicamente una delle piazze più attraversate della città in laboratorio di arte contemporanea.
Non è mai un’operazione neutra: chi ci passa ogni giorno per prendere la metro o il traghetto si ritrova, senza averlo scelto, spettatore di un’opera che magari non capisce, non ama o semplicemente ignora affrettando il passo.
Eppure è proprio questa esposizione involontaria, forzata dalla quotidianità, a rendere l’arte pubblica diversa da quella dei musei: nessuno ha comprato un biglietto, nessuno si è preparato culturalmente prima di incontrarla.
Personalmente, preferico pensare a queste barche giganti, in una piazza che guarda letteralmente verso il mare, come a un simbolo quasi troppo perfetto per essere casuale: imbarcazioni ferme in un porto simbolico, in una città che di partenze e arrivi, di migrazioni e di viaggi, ha fatto la propria storia millenaria.
Che ci si affezioni all’opera o la si contesti, Piazza Municipio continua a dimostrarsi un luogo che non si accontenta mai di restare solo un posto di passaggio.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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