Stamane, nella Sala delle Muse della Prefettura, il ministro degli Esteri Antonio Tajani farà il punto sulle iniziative del comitato nazionale “Neapolis 2500“, nato per celebrare i duemilacinquecento anni dalla fondazione greca della città, avvenuta nel 475 avanti Cristo.
Le celebrazioni ufficiali si erano chiuse a dicembre, ma il progetto, a quanto pare, continua a vivere: il Senato ha appena approvato sei milioni di euro aggiuntivi per la promozione internazionale di Napoli, proprio sulla scia di quell’anniversario.
Mi colpisce sempre, quando si parla di Napoli 2500, la doppia natura del progetto: da un lato la memoria pura, quella che guarda a Partenope, ai coloni greci di Cuma, ai miti fondativi che ogni napoletano porta con sé quasi per osmosi culturale.
Dall’altro, un uso molto concreto e contemporaneo di quella memoria, diplomazia culturale, turismo, investimenti, come leva per il presente, non come nostalgia fine a se stessa.
Il prefetto Michele Di Bari, che presiede il comitato, lo dice chiaramente: celebrare l’anniversario non significa guardare indietro, ma proiettare l’eredità della città in un futuro sostenibile.
Resta, naturalmente, la domanda di fondo che accompagna ogni grande celebrazione identitaria: quanto di questi fondi e di questa attenzione internazionale arriverà davvero nei quartieri, nelle periferie, nelle vite quotidiane di chi Napoli la abita tutti i giorni e non solo nei grandi eventi e nelle conferenze stampa in Prefettura?
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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