Da stasera e fino al 26 settembre, i grandi siti archeologici dell’area vesuviana, Villa dei Misteri e Pompei, Villa di Poppea a Oplontis, Villa Regina a Boscoreale, Villa San Marco e il Museo Archeologico di Stabia, allungano i loro orari fino a sera.
Chi visita queste rovine di giorno, sotto il sole a picco di fine agosto, conosce bene la fatica: strade lastricate che scottano sotto i piedi, ombra che scarseggia, gruppi di turisti che si accalcano nelle stesse case, alle stesse ore.
L’apertura serale cambia completamente l’esperienza e non solo per il caldo in meno.
C’è qualcosa di diverso, quasi commovente, nel camminare tra le colonne di una domus romana mentre la luce si fa dorata e le ombre si allungano sui mosaici.
Pompei di sera perde parte della sua dimensione da cartolina affollata e ne riguadagna una più intima, quasi silenziosa, più vicina, immagino, a come dovevano apparire quelle strade prima che il turismo di massa le trasformasse in un set fotografico perenne.
Anche Villa Poppea a Oplontis, meno nota e meno battuta, guadagna moltissimo da una visita fuori dalle ore più calde e affollate.
Trovo che iniziative come questa dicano qualcosa di importante sul modo in cui chi gestisce queste meraviglie cerca di venire incontro a chi fa di tutto per poterle ammirare: non basta avere un patrimonio straordinario, bisogna anche saperlo rendere vivibile, per chi lo visita e per chi lo custodisce.
Un’ora in più la sera può sembrare un dettaglio organizzativo. In realtà è un piccolo cambio di paradigma su cosa significa, oggi, visitare bene un luogo che ha duemila anni.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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