Proprio oggi, mentre il Presidente Sergio Mattarella apre a Taranto i Giochi del Mediterraneo, la città vive una giornata a due facce.
Da un lato la festa, i riflettori internazionali, la retorica dello sport che unisce. Dall’altro, a pochi chilometri dallo stadio, resta aperta la ferita dell’ex Ilva: Federacciai e quattordici imprese siderurgiche italiane hanno presentato una manifestazione d’interesse per rilevare gli stabilimenti, esclusa, per ora, l’area a caldo di Taranto, bloccata da un pronunciamento della Corte d’Appello di Milano.
È una notizia che i sindacati definiscono positiva ma non risolutiva: la proposta resta “non vincolante”, subordinata a condizioni ancora da verificare, mentre il rischio di una “bomba sociale” fatta di licenziamenti nell’indotto resta concreto.
Cgil, Cisl e Uil hanno scritto direttamente al Presidente della Repubblica chiedendo un incontro proprio in questi giorni di cerimonie, per non lasciare che i riflettori dei Giochi oscurino la vertenza.
Il sindaco di Taranto lo dice senza troppi giri di parole: le aziende italiane “ci mettono la faccia”, ma la soluzione definitiva spetta al governo.
C’è qualcosa che accomuna Taranto a Napoli, in fondo, pur nelle rispettive specificità: entrambe città che convivono da anni con il paradosso di ospitare grandi eventi, sportivi, culturali, mediatici, mentre poco distante si consumano crisi industriali e sociali che quegli stessi riflettori faticano a illuminare.
Che i Giochi del Mediterraneo diventino davvero, come si augurano i sindacati, un’occasione di rilancio e non solo una parentesi di festa prima di un autunno più duro, dipenderà da decisioni che si prenderanno lontano dallo stadio, nelle prossime settimane.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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