Il bilancio di Confesercenti Campania parla chiaro: fino a oggi 17 agosto, oltre 500mila turisti hanno riempito Napoli in questi giorni di Ferragosto, con alberghi e strutture extralberghiere praticamente al completo.
Numeri che, fino a qualche anno fa, sarebbero sembrati fantascienza per una città che per decenni ha vissuto il turismo come un’opportunità mancata più che come una realtà quotidiana.
C’è indubbiamente da festeggiare: l’indotto economico di mezzo milione di visitatori significa lavoro, ristoranti pieni, B&B che tirano avanti l’intero anno grazie a settimane come questa.
Eppure, camminando per i vicoli del centro storico in questi giorni, capita anche di provare un sentimento più ambivalente, quello di chi riconosce sempre meno la propria città nelle ore di punta, tra valigie a rotelle sui sanpietrini e code fuori dalle friggitorie, diventate ormai tappe obbligate di ogni tour.
Non è un problema che riguarda solo Napoli, naturalmente… lo vivono Venezia, Firenze, o all’estero città come, per esempio, Barcellona.
Ma è un problema che vale la pena continuare a porsi, proprio mentre si contano con orgoglio i numeri record: quanto turismo è quello giusto, quello che arricchisce senza svuotare, quello che porta ricchezza senza far sentire chi ci abita un ospite in casa propria?
Non ho una risposta pronta, naturalmente. Ma so che è una domanda, che rivolgo agli addetti ai lavori, che Napoli, ormai, non può più permettersi di rimandare: il conto, non solo economico, di una città sempre più meta per tanti e sempre meno “solo nostra”.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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