C’è una notizia di respiro europeo che in questi giorni sta scaldando i rapporti tra Roma e Berlino: il governo tedesco ha annunciato che, in base al nuovo Patto Ue su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno, tornerà ad applicare le regole di Dublino, rimandando in Italia i richiedenti asilo transitati nel nostro Paese prima di raggiungere la Germania.
Il primo caso concreto riguarda una ragazza somala di 22 anni, arrivata in Germania a marzo dopo essere passata dall’Italia… pare che il 19 agosto dovrebbe essere trasferita a Roma.
Il Viminale, dal canto suo, replica che “non c’è nessun dublinante da riprendere”, sostenendo che i casi precedenti al 12 giugno siano da considerarsi chiusi.
Sullo sfondo, la crisi già aperta con la Spagna per i controlli reintrodotti dopo i fatti di Ceuta e le critiche dell’opposizione, da ultimo quelle di Matteo Renzi, che accusa il governo di essersi isolato in Europa proprio mentre serviva coesione.
Dietro le sigle burocratiche (Regolamento di Dublino, dublinanti, Seca – Sistema Europeo Comune di Asilo), c’è però anche una storia più semplice e più umana: una ragazza che aspetta una risposta sulla propria vita da quattro anni, ormai passata come una pedina tra due sistemi amministrativi che si rimpallano competenze.
Qualunque sia la posizione che si ha sulle politiche migratorie e su questo l’Italia, purtoppo, resta divisa … vale la pena non perdere di vista che dietro ogni “trasferimento” c’è sempre una persona che aspetta di sapere, semplicemente, dove potrà vivere.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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