Calcio, che passione. Le grandiose celebrazioni per il centenario della squadra di calcio cittadina, con grande spirito sportivo, sono state precedute, accompagnate e seguite da rievocazioni di miti calcistici, eroi del pallone, divi indimenticati del calcio azzurro: tra tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere grande il mito del Calcio Napoli e a radicarlo sempre più nelle viscere vulcaniche di questa meravigliosa città, un posto d’onore spetta al commendatore Alfonso Cuomo consigliere della Lega Nazionale Calcio, che per 12 anni – dal 1951 al 1962 – si prodigò come solerte vicepresidente reggente, poi Presidente e, infine, liquidatore della A. C. Napoli dedicando tutto se’ stesso a questa ‘mission’ che lo inorgogliva. Nocerino di nascita, industriale per vocazione familiare, Cuomo era titolare di un’azienda dedita alla produzione e trasformazione di conserve alimentari, ma la passione azzurra dirompeva prepotentemente, più forte di qualsiasi altra considerazione.
Al suo entourage – e anche ai tifosi, agli habituè del mondo calcistico e agli esperti di settore – non poteva sfuggire la mole di sacrifici, di dedizione e di gravosi impegni finanziari da lui sostenuti in tutto l’arco del suo incarico, affrontati con riserbo e silenziosa operosità in nome di una ‘fede’ che stringe in un unico abbraccio un’intera città e non solo: la memoria di questa passione e di questi sacrifici scaturisce intatta dalla documentazione – custodita con devozione e rispetto dal nipote, il notaio Enrico Troisi, anche lui fedelissimo dei colori azzurri – di quel periodo così affastellato di emozioni, delusioni e speranze, cadute e risalite sportive….. Aver guidato il club in 10 stagioni (di cui due in ambito internazionale) e la vittoria di un trofeo furono per Alfonso Cuomo la maggior ricompensa per l’abnegazione con cui dedicava tempo e risorse al successo dell’undici del suo cuore.
Svolgendo le sue funzioni presso la squadra partenopea, questo presidente del Napoli diede grande lustro al club, affidatogli dall’armatore Achille Lauro di cui era uno stretto collaboratore e di cui godeva l’illimitata fiducia: ben lungi dall’occuparsi solo dei numeri e dei calcoli amministrativi, Cuomo viveva a contatto con i calciatori, condividendone ansie e incertezze, con una carica emotiva e una fiducia nel successo della squadra che ne faceva l’alfiere della tifoseria napoletana. La sofferta partecipazione con cui – carico di adrenalina e speranza – viveva le partite, percorrendo a grandi passi l’area circostante al campo di gioco gli valse l’ironico e affettuoso soprannome di “guardalinee del Napoli”: nei momenti cruciali che potevano determinare le sorti della partita, si voltava con grande fervore verso le tribune affollate, incitando il popolo azzurro a sostenere i propri beniamini. Memorabile fu il giorno – rimasto fortemente impresso nella mente di chi vi ha assistito (ed è stato poi raccontato da cronisti e commentatori) – in cui il Napoli tornò in serie A nella 42ª giornata del campionato di Serie B 1949-1950, grazie alla vittoria 2-1 contro il Catania, ottenuta sotto la guida dell’allenatore Eraldo Monzeglio. Era il 25 giugno 1950 e – pur non essendo più il presidente in carica, sostituito al timone da Egidio Musollino – Alfonso Cuomo non potè trattenere la sua felicità per il primo posto in classifica e il trionfale ritorno in Serie A, guardando la sua ‘creatura’ spiccare il volo fra i Big nazionali del pallone: abbracciato al segretario del club azzurro Paolo Uccello, si lasciò andare a un pianto liberatore che sciolse ogni tensione. Si scolpiva così nel suo cuore un attimo celestiale – forse l’ultimo prima del male inesorabile che l’avrebbe presto strappato ai suoi affetti – che creava un punto ineguagliabile di felicità che valeva tutti i sacrifici fatti per conseguire la tanto agognata vittoria: fu l’acme del suo mandato azzurro, un momento vibrante e indimenticabile in cui si consegnava alla gloria sportiva il ‘suo’ Napoli, finalmente consacrato al vertice del campionato tricolore.
LAURA CAICO


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