Non è un dettaglio da poco che la sagra si tenga comunque, nello stesso territorio scosso, con lo stesso entusiasmo di sempre.
C’è chi potrebbe leggerci un’incoscienza, ma io ci vedo piuttosto quella caparbietà tutta flegrea di continuare a vivere il proprio mare, le proprie tradizioni, la propria identità, senza lasciare che la paura prenda il sopravvento su tutto il resto.
Non è negare il problema, il bradisismo resta lì, reale, monitorato, è semplicemente rifiutarsi di lasciare che l’unica narrazione su questi luoghi sia quella dell’emergenza.
Non posso fare a meno di pensare a chi stasera si siederà a un tavolo di plastica con un piatto di paranza fritta davanti al porto, magari una delle tantissime persone con la casa da sistemare e sceglierà comunque di stare lì, in mezzo agli altri, a mangiare e chiacchierare come si fa da trentasei anni.
È un piccolo atto di resistenza collettiva, forse il più napoletano di tutti: la festa che continua, proprio perché la vita, nonostante tutto, deve continuare con lei.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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