Quando la musica diventa cittadinanza attiva e le periferie si riprendono lo spazio pubblico, è evidente l’occasione concreta di incontro e trasformazione sociale.
C’è un rumore che fa bene, ed è quello che risuona a Ponticelli, uno dei quartieri che i titoli dei giornali associano più spesso alla cronaca nera che alla cultura.
Infatti, proprio in questa città, prende il via oggi 14 luglio e continuerà domani 15 luglio “Come Suona il Caos 2026”, un festival che da cinque anni ribalta questa narrazione: strumenti costruiti con materiali riciclati, laboratori musicali, ragazzi che salgono su un palco vero invece di restare ai margini di una statistica.
Un festival che unisce musica, educazione ambientale e cittadinanza attiva, nato dalla collaborazione tra il musicista Maurizio Capone e BungtBangt (la band che trasforma la spazzatura in strumenti musicali) e l’associazione Maestri di Strada, con la partecipazione di tanti giovani del territorio.
Quello che mi piace di iniziative come questa è il metodo, prima ancora del risultato.
Non è cultura calata dall’alto, è cultura che nasce dal basso, dentro un centro dei Maestri di Strada che da vent’anni lavora nelle periferie napoletane accompagnando ragazzi in percorsi difficili.
Sul palco non ci saranno solo artisti affermati, ma anche i giovanissimi dei laboratori, quelli che di solito restano fuori dai riflettori.
È la dimostrazione plastica di una cosa che chi fa impegno civico sa bene: la partecipazione vera non si decreta, si costruisce pezzo per pezzo, nota per nota, quartiere per quartiere.
E quando funziona, il rumore che ne esce, chiassoso, elettronico, imperfetto, è comunque il suono più bello che una città possa fare di se stessa.
P.S.: Durante queste due giornate, ad ingresso libero, ci saranno vari eventi. Tra gli altri si terrà il convegno dal titolo: “L’Acqua: ’A mamma ‘e tutt’e mamme”
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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