Non tutti sanno che, c’è un dizionario che i napoletani portano scritto da qualche parte nella memoria, senza averlo mai studiato davvero: la Smorfia.
Quel codice antico che trasforma ogni fatto della vita in un numero e ogni numero in una storia.
Un incidente per strada? 17, la disgrazia.
Un bambino che nasce? ‘A criatura, numero 33.
La suocera che bussa alla porta senza preavviso? C’è un numero anche per quello, certo…ma non ve lo dico, (qualcuno potrebbe offendersi).
Quello che mi affascina della Smorfia non è la superstizione in sé, molti infatti pensano che giocare quei numeri al lotto cambi il loro destino… resto scettica come chiunque abbia un minimo di buonsenso (anche se spesso dico anch’io “non è vero ma ci credo”).
È il gesto che c’è dietro: la volontà tutta napoletana di dare un nome, un ordine, un posto a ciò che ci capita, anche alla disgrazia, anche al caos. Trasformare l’imprevisto in linguaggio condiviso, in qualcosa che si può raccontare al bar, la mattina dopo, quasi ridendoci su.
In fondo la Smorfia è la prova che questa città non si è mai arresa al non-senso delle cose.
Ha sempre preferito inventarsi un significato, anche quando non c’era, piuttosto che restare in silenzio davanti al mistero.
Buona pausa caffè!
Elena Simonetti
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