PRESENTATO A CASTEL CAPUANO “CUSTODI DELLA DEMOCRAZIA. LA COSTITUZIONE, LE CORTI E I CONFINI DEL POLITICO” DI MARTA CARTABIA


Democrazia, esercizio quotidiano. Praticare la democrazia e difenderla dev’essere un compito irrinunciabile per chi è chiamato ad amministrare la giustizia, la politica, il vivere sociale, a quanto si evince dalle argomentazioni esposte durante la presentazione del libro di Marta Cartabia “Custodi della Democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico” (Egea)” organizzata dalla Corte d’Appello di Napoli guidata dal presidente Maria Rosaria Covelli e dalla Fondazione Castel Capuano presieduta dal valente magistrato Aldo De Chiara e che hanno animato il successivo dibattito moderato dalla giornalista Raffaella Calandra del Sole24Ore.
L’evento si è svolto nel Saloncino dei Busti alla presenza dei due presidenti, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli Aldo Policastro, dell’ordinaria di Diritto Costituzionale e di Giustizia Costituzionale all’Università Bocconi di Milano Marta Cartabia autrice del libro, del giudice della Corte Costituzionale Giovanni Pitruzzella, del sostituto Procuratore generale presso la Corte di Cassazione Raffaele Piccirillo, del consigliere giuridico del Presidente della Regione Campania Gemma Tuccillo, della professoressa ordinaria di Diritto pubblico comparato presso l’Università Federico II di Napoli Barbara Guastaferro, del professor of Politics nella Facoltà di Scienze politiche della New York University Pasquale Pasquino.
Nel corso dell’evento sono stati toccati molti temi relativi al Diritto (Civile, Sociale, Internazionale), alla Geopolitica, alle Istituzioni, alla Corte Costituzionale, al Parlamento e al Governo dello Stato: nel suo discorso di benvenuto, la presidente Covelli ha spiegato: “Il volume prende le mosse da una domanda che attraversa tutte le democrazie contemporanee e che oggi davvero appare più attuale che mai: quali sono i limiti del potere democratico? Il limite del potere come garanzia di corretto funzionamento della democrazia- rileva l’autrice – si radica in due pilastri, la centralità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti e la separazione dei poteri. La democrazia costituzionale nasce per affermare che esistono diritti che non possono essere compressi, libertà che non possono essere sacrificate, principi non negoziabili: in questa prospettiva il libro offre una riflessione preziosa sul ruolo delle Corti Costituzionali quali istituzioni di garanzia, di cui va sempre preservata l’indipendenza come va preservata per il giudiziario in generale. Vi è poi un’altra domanda: la democrazia si identifica esclusivamente con il principio maggioritario? Una democrazia autentica non si misura soltanto dalla capacità di dare voce alla maggioranza – sottolinea la professoressa Cartabia – ma dalla capacità anche di proteggere chi appartiene a una minoranza, di garantire il pluralismo delle idee e di assicurare che nessuno venga escluso dalla tutela dei diritti fondamentali.”
A sua volta, il Procuratore Generale Policastro ha sottolineato: “I custodi della democrazia non sono soltanto le istituzioni: ognuno è chiamato a esserlo, senza eccezioni, nella vita pubblica e nelle relazioni sociali, individualmente e collettivamente, nelle formazioni sociali richiamate e tutelate dall’articolo 2 della Costituzione. La custodia della democrazia non è una funzione delegabile: è un dovere che appartiene a tutti e che nessuno può declinare perché nessuno può dirsi estraneo”. Valutando poi la necessità della responsabilità democratica e l’importanza del ruolo delle istituzioni nel mantenimento della democrazia – termine greco composto da démos (popolo) e kràtos (potere) – ovvero il “potere del popolo”, la forma di governo più giusta secondo un ideale di equilibrio sociale, la presidente Covelli ha dichiarato: “Tra i numerosi spunti di riflessione offerti dal volume, vorrei richiamarne uno che considero particolarmente importante per chi opera nelle istituzioni. Mi riferisco all’idea del costituzionalismo collaborativo, visione fondata sul dialogo istituzionale, sul rispetto reciproco e sulla consapevolezza che la tenuta dello Stato di diritto dipende dalla capacità di tutte le istituzioni di svolgere responsabilmente il proprio ruolo, nell’osservanza delle proprie competenze e confini e in una complessiva visione di sistema”.
Il Procuratore generale ha asserito che il dissenso deve continuare a essere riconosciuto come elemento fisiologico della vita democratica e: “La cultura del limite è oggi sottoposta a una pressione crescente, anche per effetto di una domanda di sicurezza che si accompagna ad una preoccupante riduzione della tolleranza per il dissenso”: inoltre, dopo aver illustrato come sia in atto “una erosione silenziosa e progressiva, che riduce la democrazia alla sola dimensione della decisione maggioritaria, per cui il limite rischia oggi di essere percepito non più come garanzia, ma come ostacolo” Policastro ha concluso il suo intervento dichiarando “La custodia della democrazia è un esercizio quotidiano, che si traduce nel mantenere vivo l’equilibrio tra autorità e libertà. È dal modo in cui trattiamo il dissenso che si misura la qualità della nostra democrazia”.
La presidente Covelli ha voluto ribadire: “L’urgenza di spiegare soprattutto alle nuove generazioni, perché le istituzioni democratiche esistono, quali funzioni svolgono e perché meritano di essere ben comprese e custodite: è in atto una stagione di gravissime regressioni democratiche in varie parti del mondo, una stagione in cui la distanza anche tra cittadini e istituzioni appare sempre più evidente, una distanza che coinvolge molti giovani spesso disillusi, indifferenti, a volte , semplicemente privi degli strumenti necessari per comprendere la complessità dei meccanismi democratici a difesa della libertà di espressione, precondizione di un’autentica democrazia”.
Il problema della guerra che alligna in varie parti del mondo pervase da conflitti all’ordine del giorno, le tensioni politiche fra le nazioni, la necessità di sicurezza, le minacce alla libertà e alle sovranità degli Stati sono stati affrontati da vari relatori tra cui il dinamico presidente della Fondazione Castel Capuano Aldo De Chiara che, con pacatezza e abilità di sintesi, ha riunito le fila del discorso di base, rifacendosi ai contenuti del libro e cedendo poi la parola all’autrice che ha dichiarato: “Questo è un libro che nasce dalla preoccupazione di vedere deteriorare delle condizioni privilegiate di vita nel mondo che noi un po’ inconsapevolmente abbiamo ereditato e che, forse, stiamo dando per scontate ma che, secondo me, sono un po’ aggredite in varie parti del mondo: c’è stato un attacco ad ampio spettro nel mondo alle corti e, in particolare, alle Corti Costituzionali che nascono per proteggere le nostre democrazie e le nostre costituzioni. Vengono aggredite con delle forme di addomesticamento politico, ovvero non sono messe in discussione, non sono eliminate, non sono depauperate dei loro poteri ma dall’interno vengono conquistate con delle nomine che diventano più vicine, più simili, più accondiscendenti a chi detiene la maggioranza, sostanzialmente per neutralizzarle.”
Analizzando la situazione politica mondiale, i luoghi dove spirano sconfinamenti, venti di guerra, eventi bellici in essere e in divenire e minacce di annientamento degli avversari, la professoressa Cartabia ha affermato: “C’è un altro fenomeno che mi ha preoccupato moltissimo, un serpeggiante disprezzo o svalutazione della democrazia nel discorso pubblico generico: non voglio imputarlo a nessuno, ma i sondaggi vedono i giovani (o anche, forse, i meno giovani) propensi a essere sedotti da modelli autoritari, autocratici, dall’idea dell’uomo forte, della capacità decisionale pronta e determinata e questa è una preoccupazione molto forte, perché non si tratta semplicemente di mettere in rilievo i difetti delle nostre democrazie – sempre imperfette, sempre da migliorare ma che ribadiscono l’importanza e la centralità della vita democratica per il fiorire della vita sociale e della libertà di ciascuno – ma si tratta proprio di predicare un modello diverso.” Riesaminando i pericoli che corre la democrazia a livello mondiale, l’autrice ha concluso: “E’ necessario offrire ai cittadini quella risposta che giustamente si aspettano dal potere pubblico: allora riscopriamo il senso del limite tornando alla nostra costituzione e tornando anche alla saggezza dell’antica Grecia, di quelle tragedie che ci avevano già indicato delle intuizioni che arrivano sin da là, ma che vanno imparate in ogni epoca, perché gli ultimi testimoni di chi aveva scritto le nostre costituzioni se ne stanno andando. Noi dobbiamo riscoprire il significato di quello che abbiamo ereditato, pena il lasciarlo deperire e lasciar deperire con esso il significato e la qualità della nostra convivenza civile.”

 

Laura Caico

 

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