“UNA VACANZA COI FIOCCHI” SVELA LE NEVROSI MODERNE


Gino Rivieccio non si smentisce mai. La commedia “Una vacanza coi fiocchi” – andata in scena con enorme successo al Teatro Diana – è stata non solo un intrattenimento piacevole ma anche un’occasione per riflettere sui mali della nostra società, lasciando però aperta la porta alla fiducia in un domani migliore, non punteggiato da conflitti, non attraversato da venti di guerra, non inflazionato dal narcisismo dei più che dilaganti social: come l’attore stesso afferma durante lo spettacolo “quando dal vaso di Pandora si sono riversati nel mondo tutti i mali, alla fine è uscita la Speranza”. E sul conflitto fra generazioni adulte e giovani si impernia la pièce – scritta a quattro mani con Gustavo Verde e diretta da Renato Giordano – che vede Rivieccio protagonista con Daniela Cenciotti e affiancato da Mery Esposito, Giovanni Moccia e Gabriele Oses, un gruppo di validi attori che, a loro volta, strappano risate e applausi a scena aperta: poco meno di due ore che rilassano e rallegrano il folto auditorio intervenuto ad ogni rappresentazione.
La scoppiettante commedia – che si avvale dell’aiuto regia di Renato Coppola, delle scene di Massimo Comune, dei costumi di Federica Calabrese, della grafica di Max Laezza e del disegno luci di Vincenzo Langellotti – conferma ancora una volta l’inesauribile verve di Gino Rivieccio, mattatore in una storia matrimoniale come tante: due coniugi – senza figli e nella cruciale fase esistenziale degli “anta” – rimangono intrappolati in una baita sperduta di montagna, senza possibilità di ripartirne per l’imperversare di una tormenta che impedisce anche qualsiasi collegamento telefonico e televisivo. Mentre la moglie – psicologa di chiara fama – sospira un possibile interludio romantico fra loro, il marito non si discosta dalla sua immagine di austero professore di etruscologia (che pensa solo al lavoro e vagheggia al più una quieta vacanza sul mare di Ischia) e – dimostrandosi sordo ai suoi richiami amorosi e piuttosto “freddo di chiamata” – dedica le sue attenzioni a dei reperti antichi vezzeggiati con nomi di personaggi storici.
Ogni possibile (ma non probabile…) intimità viene, comunque, cancellata dall’arrivo inaspettato di due giovani fidanzati – un’influencer e un viziato e modaiolo rampollo di buona famiglia – che ‘contaminano’ l’atmosfera, imponendo il loro linguaggio, il modo di vivere e di rapportarsi con l’altro da sé ai due involontari anfitrioni: gli indesiderati ospiti appaiono subito abbastanza squinternati e connotati dalle peggiori caratteristiche della gioventù odierna, ovvero immersi nei cellulari, protagonisti di TikTok, griffati dalla testa ai piedi, intenti a spendere soldi e ad autocelebrarsi.
Da veri ‘socialites’, dedicano la maggior parte del tempo alla vita digitale piuttosto che a un lavoro tradizionale: porteranno guai al povero professore disturbato nei suoi ritmi quotidiani, nelle sue abitudini, nella sua rassicurante routine ma saranno guardati, invece, con occhio più benevolo dalla moglie psicologa, incline a studiarne il carattere più che le apparenze esteriori. Tra i vari colpi di scena, anche il fulmine a ciel sereno della comparsa del precedente fidanzato dell’influencer, un pugile forzuto e gelosissimo della sua ex (incarnazione della versione – ‘riveduta e corretta’ al tempo di Internet – degli “spasimi dell’amore disprezzato” di shakespeariana memoria) che piomba nello chalet provocando qualche brivido in scena, sventolando una pistola e imponendosi al professore con un’estorsione (che non andrà a finire come ci si aspetta): altro “coup de théâtre”, la rivelazione finale che la ‘content creator’ e il ‘brand ambassador’ possiedono una vena di profonda umanità e di rettitudine poiché sostengono un bambino malato aiutandolo, con il loro contributo, ad affrontare un intervento costosissimo, il che porta il protagonista a considerare che avere un po’ di gioventù intorno, dopotutto, può essere una bella esperienza.
“Una vacanza coi fiocchi” riserva, infatti, una conclusione agrodolce e commovente quando il protagonista – ormai avanti con gli anni, deluso dal lavoro e senza figli – dopo essersi accomiatato dalla giovane coppia riconosce, con una vena di nostalgia, che “in fondo, sono due bravi ragazzi ed è stato bello avere gente in casa …”

 

Laura Caico

 

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