TRIONFALE RITORNO PER “C’ERA UNA VOLTA…SCUGNIZZI”


Non solo drammi. Nel variegato affresco di “C’era una volta… Scugnizzi”, il musical scritto e diretto dall’eccellente Maestro Claudio Mattone – in scena al teatro Augusteo di Napoli fino al 3 maggio 2026 – brio, allegria, buonumore ed energia positiva fanno da avvincente cornice al tema di fondo che vede due realtà contrapposte (il prete di strada Don Saverio interpretato da Alfonso Giorno e il camorrista Raffaele O’ Russ impersonato da Ciro Salatino) scontrarsi fino a un fatale epilogo: 24 anni fa fece scalpore la potenza descrittiva di quest’opera ambientata nel capoluogo campano ma in realtà riconducibile ad ogni parte del mondo in cui crescono giovani in bilico fra dovere e piacere, fra coscienza civica e ribellione alle regole, fra ammonizioni a non ascoltare lusinghiere sirene e la forte tentazione di avvicinarvisi.
Il nuovo cast non fa rimpiangere nomi delle passate edizioni diventati illustri – tra cui Sal Da Vinci e Massimiliano Gallo – grazie alle doti canore, la presenza scenica, la capacità espressiva di tanti valorosi interpreti tra cui la piccola e talentuosa Maria Sofia Dos Santos, Emanuele Esposito, Aurora Caso, Fatima Gagliardi, Francesco Esposito, Benedetta Cenani, Claudio Cesa, Chiara Esposito, Ernesto Tassari, Andrea Camilla Conte, Antonella Vitiello, Giovanni Di Capua, Vincenza Donciglio, Lorenzo Esposito, Giusy Lo Sapio, Roberta Pellecchia, Luciano Romano, Lorenzo Simeone, Sara Stanco, Peppe Romano, Salvatore Catanese, Ciro Mazaner.
Molti i momenti emozionanti che strappano applausi a scena aperta sovrastando con un boato acustico anche il volume delle canzoni più coinvolgenti come ‘A città ‘e Pulecenella, “Perzòne Perzòne” ,“Magnifica gente”, “Carcere ‘e Mare”, “Arrangiammoce” e la new entry “Parlame ancora”: la vicenda si amplifica con riferimenti al presente, a cominciare da allusioni ai social network, a selfie e performances da immortalare con clip e video sui dispositivi mobili, per finire alle citazioni di cibi tipici dello street food contemporaneo.
Un musical evergreen che non dimostra il suo quarto di secolo (la prima edizione andò in scena nel 2002) ma, anzi, mostra una sorprendente attualità perché fenomeni di portata collettiva come la droga sono sempre più spesso sulle prime pagine di notiziari tv e giornali sia per la loro diffusione che per gli effetti negativi che ne derivano (scippi, rapine e persino omicidi per potersi procurare qualche dose, attività criminali di spaccio e regolamenti di conti fra gang per il dominio di zone cittadine).
Molto vividi i costumi di Francesca R. Scudiero e di notevole impatto sia i guizzanti e talvolta acrobatici movimenti coreografici di Gino Landi che le scene davvero spettacolari di Bruno Garofalo che creano un effetto ‘immersivo’ nelle viuzze e nelle strade panoramiche della “città più bella del mondo” (come ogni partenopeo definisce Napoli in cuor suo): infatti, al di là dei ‘vasci’ napoletani, delle scritte sui muri (i ‘graffiti’ che oscillano dalla street art alla deturpazione di estesissime zone – residenziali o popolari che siano – imbrattate di macchie e schizzi allucinogeni), ciò che colpisce chi visita la terra di Partenope è la sua autenticità.
Spalmata nel chiassoso vociare dei vicoli, dello strombazzare dei clacson, dello slalom fra gli infiniti cantieri stradali, essa si unisce alla possibilità di cogliere l’animo della gente, prevalentemente povera sì ma ricca di umanità, di sogni e di speranze di un futuro migliore: e questo “Scugnizzi” lo rende perfettamente nei momenti corali, nelle scene di aggregazione dei bambini e dei ragazzi capaci di dimenticare per preziosi attimi i loro problemi tuffandosi nell’euforia del ballo e del canto. Emerge dal contesto teatrale la forza d’animo unica che contraddistingue Napoli, scaturita dal connubio ineguagliabile del substrato vulcanico della città con il suo mare, il suo sole e l’antica arte di arrangiarsi e sopravvivere a qualsiasi difficoltà che rende la sua “magnifica gente” pronta ad apprezzare la gioia di vivere, malgrado tutto…

 

Laura Caico

 

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