E’ andata in scena con immancabile successo al teatro Cilea la commedia – prodotta da Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro e A.G. Spettacoli e già ben collaudata – “L’erba del vicino è sempre più verde” scritta e diretta da Carlo Buccirosso, affiancato dalla strepitosa Maria Bolignano e da una talentuosa compagnia che annovera Fabrizio Miano, Donatella De Felice, Peppe Miale, Elvira Zingone, Fiorella Zullo : con le scene di Gilda Cerullo e Renato Lori, i costumi Zaira de Vincentiis, le musiche di Cosimo Lombardi e il disegno luci di Luigi Della Monica, l’ambientazione si è caricata a tratti di tinte fosche grazie ad effetti speciali, sia sonori che visivi, con specifico riferimento al maestro del brivido Alfred Hitchcock tramite la finestra insanguinata da un improbabile gabbiano, chiara citazione del fim “Gli Uccelli”. La trama si sviluppa intorno all’insoddisfazione esistenziale di Mario Martusciello, ricco bancario in crisi con la moglie Margherita (magistralmente interpretata da una sanguigna Bolignano), perseguitato dall’opprimente sorella Rosa e dalla cognata avvocato Teresa: il protagonista si muove in modo inconcludente alla ricerca di qualcosa che non riesce a definire ma che fa apparire “l’erba del vicino” sempre più verde della sua. Il substrato della pièce si nutre di un malessere tipico dei nostri tempi, una risonanza de “l’inverno del nostro scontento” preannunciato (in epoca non sospetta) dal Bardo nel Riccardo III e – in un’era più prossima a noi – da John Steinbeck: sia nel dramma storico di William Shakespeare che nell’ultimo romanzo del Premio Nobel per la Letteratura del 1962 si colgono con quel termine inquietudine, disagio, turbamento, echi di sottese frustrazioni personali, difficili da inquadrare con lucidità ma capaci di permeare negativamente il vivere quotidiano, il ruolo sociale, l’apertura al mondo esterno. Anche il protagonista de “L’erba del vicino è sempre più verde” coltiva la sua dose di infelicità, smaniando di uscire dalla solita routine, svincolarsi dai legami familiari, ritrovare la libertà di vivere interessanti avventure, frequentando il giovane amico Lorenzo, nuovo vicino di casa, ahimè non tanto interessato a lui quanto ai suoi soldi e ai vantaggiosi lussi che può ricavarne. Lo spettatore è avvisato sin dalla prima scena che un dramma è in atto e che un cadavere non meglio identificato viene malcelato sotto al letto: per scoprire di chi si tratta – e di cosa sia successo per arrivare a tanto – bisognerà giungere alla fine del secondo atto, in un crescendo di tensione emotiva che evidenzia le pericolose derive a cui il malumore, il vittimismo, un certo compiacimento del dolore esternato in lamenti e pietà di se stessi e l’incapacità di dominare gli eventi, le persone o – quantomeno – se stessi può portare. Efficacemente delineate dalla notevole sensibilità sociale di Buccirosso, queste ombre pesanti si aggirano intorno al protagonista, pronto ad autocommiserarsi, a rincorrere ingannevoli sirene come l’influencer Lucia, a vagheggiare un diverso e appagante destino, respingendo però gli affetti più antichi e distruggendo la vita di chi lo circonda : aggressivo verso chiunque disturbi il suo cantilenante monologo interiore di infelicità o cerchi di riportarlo sui binari della precedente normalità, professionale, matrimoniale o affettiva, Mario Martusciello sarà costretto ad abbandonare i suoi fantasmi e a tornare alla cruda realtà, dando un addio a impossibili “sogni di gloria”…
LAURA CAICO









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