Un’analisi obiettiva. Al Circolo Artistico Politecnico guidato dal presidente Adriano Gaito, lo scrittore e giornalista Gennaro Sangiuliano ha presentato “Il sultano. La vita di Recep Tayyip Erdoğan”, affiancato dal moderatore Enzo D’Errico direttore del Corriere del Mezzogiorno e dall’onorevole Enzo Amendola: in una sala affollatissima si è dipanato il filo di una matassa, a tratti inestricabile, come la convivenza nello stesso individuo di comportamenti, atteggiamenti e scelte di potere difformi e contrastanti fra loro. Con l’abilità di un paziente tessitore l’autore è risalito alle umili origini familiari del presidente della Turchia: questo leader autoritario (presentatosi agli esordi sulla scena politica in modo quasi sommesso, portatore di importanti modernizzazioni, con un forte appeal sul popolo) ha subìto nel tempo una vistosa metamorfosi trasformandosi -via via che la sua ascesa istituzionale progrediva vertiginosamente – in un temutissimo despota. Questi innegabili cambiamenti erano già percepibili dopo il passaggio dal ruolo di sindaco della capitale a quello di Primo Ministro: proprio allora Erdoğan ha espresso con forza una pesante ritorsione sui fautori del fallito colpo di stato del 2016, perseguitando, arrestando ed eliminando fisicamente gli oppositori politici e reprimendo la libertà di stampa. Sangiuliano descrive con lucida analisi cosa è successo in Turchia dopo il referendum del 2017 che ha introdotto il sistema presidenziale, attribuendo all’autocrate poteri illimitati e un totale controllo sullo Stato: rispolverati i toni trionfalistici dell’Impero ottomano, riemergono dalle ceneri del passato le smanie imperiali, la rarefatta figura del sultano, la prosopopea del potere assoluto, il fantasma della mitica Costantinopoli, l’imposizione del neo ottomanismo, in un’inarrestabile escalation che porta Erdoğan a riconvertire in moschea la basilica di Santa Sofia, probabilmente il luogo di culto più carismatico di Istanbul.
Il segreto di questa ‘trasfigurazione’ è spiegato da Sangiuliano quando – illustrando la meticolosa ricerca condotta per scrivere le biografie di tanti leader internazionali – afferma “io racconto le vite di questi personaggi per definirne il profilo psicologico e capire quali sono le dinamiche della loro mente anche rispetto alle grandi decisioni che assumono oggi e che sono destinate a ricadere sulla nostra vita” , soffermandosi su altri capi di Stato mondiali di cui ha narrato la storia e aggiungendo che “ la genesi è fondamentale per capire la personalità dei leader più importanti del mondo, il loro vissuto interiore e la psicologia che sottende alle loro azioni”.
Amendola sottolinea che “c’è un modo per leggere le cose del mondo, i fatti, le guerre e i cambiamenti dei Paesi: si possono leggere i dati economici dello sviluppo oppure le storie delle persone, come sono cambiate nel tempo, come guardano a loro stessi, al loro paese e al mondo. La storia di Erdoğan è interessantissima e Sangiuliano descrive in maniera molto efficiente la complessità di quest’uomo: è una persona che viene dalla periferia della Turchia e non dalla grande capitale Istanbul, con un’infanzia povera, che a 16 anni poteva diventare un campione di calcio ma che ha invece scelto la via politica diventando – passo dopo passo – sindaco di Istanbul, poi guida di un partito, poi premier, poi Presidente e alla fine sultano. Sono passaggi essenziali per comprendere come un personaggio simile – in un paese in cui la lotta politica contro gli estremismi (tra cui il terrorismo, nero rosso ed etnico) era durissima, dove esisteva una radicata tradizione militare, laica e occidentale – sia riuscito a piegare la classe militare: nella storia di questo paese le lotte politiche sono state sanguinose e quest’uomo ha costruito un percorso politico fortissimo. Basti pensare che l’Islam politico non esisteva in Turchia perché era vietato dalla costituzione (fatta dai militari) ma lui ha soppiantato il laicismo di Stato ed è riuscito a governare questo paese, arrestando tutti gli oppositori, continuando ad essere sostenuto dal consenso popolare e portando la curvatura di questo paese laico all’Islam”.
Enzo D’errico ha evidenziato “il fascino controverso di questa persona politica, in grande sintonia con il suo popolo, che fa nascere questo neo impero ottomano sulle sponde del Bosforo e l’estremo Oriente dell’Europa: la sfida di oggi è tra le democrazie e le autocrazie che sono criticabilissime ma hanno l’efficienza che noi abbiamo perse perché noi siamo corrosi al nostro interno.”
Sangiuliano conclude l’interessante dibattito dichiarando “l’Europa è una storia di valori comuni che includono il Diritto romano, il latino, le cattedrali, il cristianesimo: la base comune dell’Europa è anche la storia di una immensa contaminazione culturale e antropologica che le dà un grande valore culturale e spirituale. Poi c’è l’Unione Europea che, secondo me, purtroppo ha perso la grande spinta europea di Konrad Adenauer, di Alcide De Gasperi e di altri illustri statisti ed è diventata una grande sovrastruttura burocratica che alimenta solo sé stessa. Adesso l’Europa deve ritrovare i suoi valori e bisogna mettere mano alla sua ricostruzione perchè deve essere rifondata con un anelito spirituale che le restituisca la sua identità storica”.
LAURA CAICO



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