BOCCHINO: GIORGIA È RICONOSCIUTA COME FIGLIA DEL POPOLO


Un’acuta indagine politica e sociale. L’innegabile successo della premier Meloni – testimoniato dal raggiungimento di 4 punti in più di gradimento rispetto all’inizio del suo mandato e rilevato in diversi sondaggi – è stato esaurientemente analizzato nell’avvincente libro “Giorgia. La figlia del popolo – Perché Meloni piace agli italiani” edito da Solferino e presentato dal valente autore Italo Bocchino al Circolo del Tennis di Napoli nel corso di un incontro organizzato dal sodalizio presieduto da Riccardo Villari: ad affiancare il direttore del Secolo d’Italia, figure di spicco della politica italiana come il sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali Claudio Durigon e l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, il giornalista Emanuele Prisco e il direttore de Il Mattino Vincenzo Di Vincenzo che ha brillantemente moderato il dibattito sollecitando con acume i contributi degli ospiti e puntando l’indice “ sulla metamorfosi della destra che da ghetto diventa forza di governo, quindi un’evoluzione della destra italiana di cui qui abbiamo protagonisti di eccellenza”. Molti gli spunti di riflessione offerti dai relatori che hanno gettato luce sulle trasformazioni della destra italiana e sull’attuale bilanciamento di forze politiche del nostro Paese: al centro di ogni intervento, la figura di Giorgia Meloni, la sua militanza politica iniziata sin da giovanissima, le origini modeste, la fiera appartenenza a un quartiere popolare come la Garbatella che l’hanno resa cara al cuore dell’elettorato italiano che l’ha sostenuta sino a portarla alla guida del governo perché – come argomenta Bocchino – “ è riconosciuta come figlia del popolo”.
Tra le varie affermazioni dell’autore a proposito dell’ascesa politica della presidente del Consiglio e del consenso che riscuote a livello internazionale, c’è la considerazione che “Giorgia è un fenomeno internazionale che, secondo me, andava fotografato: non è una biografia ma potrebbe esserlo perché si stanno per raccontare i miracoli. Sicuramente Giorgia Meloni ha fatto tre miracoli: ‘in primis’ quello di portare la prima donna a Palazzo Chigi, il secondo di riunire la diaspora della Destra perché ricordiamoci che eravamo spappolati e scomparsi sostanzialmente nel 2013, il terzo di portare una persona che ha avuto la tessera del Movimento Sociale Italiano in tasca a fare il presidente del Consiglio”. E ancora, in un secondo momento sottolinea con forza “ho voluto fotografare il ‘melonismo’ cioè il fenomeno giacchè noi che la conosciamo sapevamo che Giorgia Meloni era brava ma non che fosse così brava: probabilmente non lo sapeva nemmeno lei di avere questo talento naturale – nell’affrontare il governo nazionale e internazionale delle cose – emerso nel momento in cui è stata messa alla prova”. A sua volta Fini, sottolineando la normalità della premier e del suo modo spontaneo di rivolgersi alla gente conferma che “Giorgia è bravissima perché affronta le bugie della politica senza ipocrisia, puntualmente ci mette la faccia e non ha una postura istituzionale”: il presidente del circolo Villari ribadisce “mi accorgo che la Meloni è riuscita a ritagliarsi sicuramente una sua credibilità e questo è dovuto a una grande capacità di comunicazione: però chi la sottovaluta fa un grande errore perché alla base del percorso che ti porta a quei livelli ci sono prove che ti irrobustiscono fortemente e quindi non sono vanità personali ma solo dimostrazioni di talento.” Anche Durigon evidenzia che “nel momento che noi siamo entrati nel governo, tutti pensavano che questo governo fosse una media di tutti gli altri precedenti e che sarebbe cascato dopo un anno e mezzo: devo dire la verità, è stata la grande vittoria di Giorgia Meloni perché lei ha dimostrato la sua forza non nel vincere – che è stato un momento importante sicuramente – ma nel prosieguo, per come ha cercato di governare, per come ha dato credibilità al nostro Paese e fra tanti fattori c’è sicuramente anche quello economico che è importantissimo, ma anche quello è frutto di una condizione di governo che lei ha rafforzato molto.”
Emanuele Prisco afferma che “Descritta dall’esterno questa esperienza di governo ha radici antiche: il segreto di Giorgia Meloni è una politica che parte dalla militanza giovanile, che cresce nello studio, nella preparazione e nella dedizione e che arriva fino al governo con un squadra anche di amici: qualcuno l’ha detto come se fosse una scampagnata, ma in realtà avere un nucleo di persone intorno che si conoscono da sempre e che condividono la missione del leader, credo sia un valore aggiunto. Ognuno sa che deve portare non poco, sa che deve fare qualcosa e se ognuno fa la sua parte chi è chiamato a vincere la sfida dell’epoca – in questo caso Giorgia Meloni – arriva ad un obiettivo che poi non è l’interesse di una classe dirigente, di un leader, di un partito, di una parte ma è il riscatto della nostra nazione: vedo che il merito più grande di questo governo -su cui si fonda anche la coesione, cioè vivere insieme una missione – sia quello di aver riportato finalmente l’Italia al posto che merita in Europa e nel mondo, ovvero un’Italia protagonista del mondo”.
Interessante e coinvolgente la profonda riflessione sulla crisi delle sinistre e la disamina della situazione politica mondiale che Fini offre alla platea concludendo infine che “Giorgia Meloni – come ho già detto mille volte – ha avuto il grande merito di tenere alta non soltanto simbolicamente una fiaba, ma tenere alta una certa idea della Destra collegata ad una certa idea della identità della medesima e più in generale della nostra pace.”
Laura Caico

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