Una via crucis lunga otto mesi. Balzato agli onori delle cronache, il caso del sessantottenne paziente, punto da un ragno violino a fine giugno, ha trovato adesso il suo lieto fine grazie all’abilità, all’altissima preparazione tecnica e alla tenacia del personale medico all’Ospedale del Mare dove venne ricoverato in codice rosso con una diagnosi di sepsi e fascite necrotizzante tra il 26 e il 27 giugno del 2025.
Avviato a perdere non solo l’arto gravemente compromesso da una dilagante infezione “mangiatessuti” ma anche la sua stessa vita, l’uomo è stato invece ‘miracolato’ dall’attenta procedura chirurgica con cui sono stati eseguiti sulla gamba aggredita molteplici interventi e innesti, cure antibiotiche e sistemi atti a stimolare la rigenerazione delle zone necrotizzate. Tutto questo è accaduto per un insetto? Ebbene sì! E può capitare a chiunque giacchè il cosiddetto “ ragno violino” è un piccolo aracnide mediterraneo che alberga in tutta Italia: la sua presenza è inavvertita poiché si nasconde in luoghi bui come soffitte, battiscopa, fessure dei muri, ripostigli e scatole di cartone. Come altri rifugi, predilige il retro dei quadri, i termosifoni, i mobili, la biancheria e le scarpe poco usate, con cui bisogna usare attenzione: la denominazione è dovuta alla macchia scura sul dorso che appare simile a un minuscolo violino e il suo morso non risulta essere letale se non per i soggetti allergici al veleno dell’aracnide. Il paziente ricoverato all’Ospedale del Mare apparve subito in condizioni disperate per infarcimento emorragico dei tessuti sottocutanei, lesioni cianotiche, febbre alta e atroci dolori all’arto inferiore sinistro: con l’apporto delle competenze mediche del direttore della Radiologia Generale Fabio Tamburro, del dirigente medico medicina d’urgenza Giovanna Guiotto, del Direttore UOC Anestesia Rianimazione e Gestione Trauma Center Ciro Fittipaldi e dell’infettivologa Marina Lugarà, lo spettro dell’amputazione (e del rischio di vita) è stato circoscritto, permettendo sia di contrastare la galoppante artrite settica che era arrivata già a lesionare il ginocchio sia di consentire all’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Chirurgia Plastica, guidata da Alfredo Borriello, di intervenire chirurgicamente. Sono occorsi nel tempo ben dieci interventi di “debridement” ovvero di delicatissima rimozione graduale dei tessuti morti, seguita da lavaggi approfonditi e da sistemi a pressione negativa per incentivare la rigenerazione: infine, il prof. Borriello e la sua equipe hanno iniziato la ricostruzione dermica richiudendo le estese ferite e riuscendo a salvare la capacità motoria della gamba del paziente che recentemente ha ripreso a camminare. Un incredibile risultato per uno straordinario lavoro multidisciplinare realizzato dall’Ospedale del Mare di Napoli, fra le assolute eccellenze sanitarie nazionali.
Laura Caico
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