Cinquanta anni di attività nel settore alberghiero. La boa del mezzo secolo nella gestione di hotel nella capitale è stata da poco doppiata da Franco Ascoli romano, classe 1991, segno zodiacale Ariete, discendente ed erede dell’impresa di famiglia: una vera storia italiana, ricca di spunti imprenditoriali, iniziata a partire dai primissimi anni ‘70 con il bisnonno che gestiva il Grand Hotel Beverly Hills, proseguita con i nonni Claudio e Daniela Piperno, con i genitori Giorgio Ascoli e Federica Piperno e oggi affidata alle sue sapienti mani, in collaborazione con la sorella Asia Ascoli. Come lui stesso ci racconta, molti alberghi nel tempo sono passati di mano, altri sono stati comprati e ristrutturati, sino ad arrivare ai “gioielli” dell’hotel Stendhal e dello Stendhal Luxury Suite, situati nel cuore elegante di Roma, di cui si occupa personalmente.
Dottor Ascoli, qual è stato il suo percorso?
“Ho conseguito una laurea magistrale in Economia e Finanza a Roma e ho due Master in Turismo ottenuti presso la Bocconi a Milano e la Luiss a Roma: ho avuto la fortuna di avere l’esempio della mia famiglia formata da persone eclettiche, polivalenti, innamorate della vita, della cultura, dell’arte e del viaggiare. Tanto i nonni che i genitori sono stati dei pilastri fondamentali per me e mia sorella, sia a livello lavorativo che di vita: tutte le loro inclinazioni, le visioni lungimiranti, il gusto di creare ex novo delle solide realtà sono cose che poi mi hanno passato e che ho riversato nel lavoro attingendo molto anche da mie esperienze parallele.”
Per esempio, da quali?
“Per esempio, dai viaggi che mi hanno aperto gli occhi sul mondo: ho avuto la fortuna di innamorarmi del viaggio sotto ogni sua sfaccettatura, dalle situazioni di lusso e relax alle escursioni più estreme sull’Himalaya, in Perù, in Colombia, in Tibet, in Cina, in India, in Cambogia (che rimane una delle mie passioni più grandi). Altri esempi di esperienze parallele che hanno contribuito a formarmi derivano dalla motocicletta, il mezzo di trasporto che preferisco e che mi ha permesso di arrivare in luoghi sconosciuti ma bellissimi che hanno arricchito il mio animo, dall’arte di cui sono appassionato collezionista (amo molto l’arte moderna e contemporanea, frequento fiere e Gallerie): non dimentichiamo poi la musica che non manca mai come sottofondo nei miei hotel né la cucina che mi piace molto (al punto da guardare tantissimi documentari e Video per inserire nuove proposte gastronomiche nei nostri menu). Da ognuna di queste esperienze ho acquisito qualche sapere che mi rimane dentro e che desidero trasmettere”.
E ai fornelli come se la cava?
“Non sono un grande cuoco, però qualche pastasciutta posso farla, soprattutto la romanissima ‘cacio e pepe’: essendo uno sportivo, cerco di mantenermi in linea anche attraverso l’alimentazione! Mi diverte sperimentare delle ricette anche un po’ sfiziose e mi cimento in qualche piatto un po’ più particolare, anche se il mio ‘cavallo di battaglia’ è il pollo al curry”.
Dottor Ascoli qual è la storia dei suoi due hotel?
“Lo Stendhal è stato frutto di una lunga ristrutturazione iniziata nel 2001 e terminata all’incirca nel 2003: da un vecchio edificio che era adibito a locanda settecentesca abbiamo ricavato un immobile completamente ristrutturato che dispone di 30 camere arredate con un gusto parigino, come un hotel boutique, piccolo ma elegante come un salottino. A differenza degli standard omologati delle grandi catene, lo Stendhal si distingue per il suo design molto curato, per rifiniture e dettagli che lo rendono simile a una residenza privata: infatti, possiede un’atmosfera distintiva grazie agli arredi, a libri e suppellettili che creano un’atmosfera più intima e rendono il soggiorno un’esperienza di grande comfort.”
A chi vi siete affidati per la ristrutturazione?
“Siamo stati seguiti dall’architetto Bellini che possiede la nostra stessa visione; successivamente, dal 2014 fino al 2024, un secondo architetto, ovvero Potito Michele Giorgio – l’architetto che ascolta gli spazi – si è occupato del rinnovamento del palazzo attiguo all’hotel Stendhal che noi abbiamo ribattezzato ‘Stendhal Luxury Suite’ in via Sistina 4. Questo hotel annovera 34 camere realizzate con un format completamente nuovo e diverso che vuole andare incontro alle esigenze dei viaggiatori odierni: lo stile è moderno, le metrature sono molto ampie (vanno dai 20 ai 60 m) e abbiamo creato spazi differenti per ogni tipo di evenienza, dalle famiglie al cliente business e alle coppie, componendo un’offerta che può soddisfare tutte le situazioni.”
Quali sono i suoi hobby?
“Sono innamorato dello sport, faccio pugilistica e mi alleno praticamente tutti i giorni, fra la palestra e la corsa: sono in un team con cui prepariamo delle mezze maratone come quelle di New York, Roma, Napoli e Berlino.”
Da chi è composta la sua famiglia?
“Da mia moglie Federica e da mio figlio Leone di 10 mesi: pensi che io non avevo mai avuto un tatuaggio in vita mia ma mi sono tatuato il leone per la gioia di essere diventato genitore!”
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
“Si spera in una vita sempre più ricca di interessi, di hobby e di passioni e nel lavoro, ovviamente, la speranza è quella di portare avanti le aziende con una visione proiettata al futuro e perché no? di ampliarle! In realtà nuovi progetti ci sono sempre proprio perché, viaggiando molto, mi sono reso conto che le necessità possono cambiare da un momento all’altro: mi riferisco anche al concetto stesso di vacanza perché se prima il lusso poteva essere individuato in una bella stanza, oggi – che le belle stanze possono farle tutti – il lusso è esperienza e accoglienza.
Quello che cerco di fare qui – e laddove vi saranno altre situazioni – è offrire ai nostri ospiti un percorso a tutto tondo che parte sicuramente da una bella stanza ma anche da un personale qualificato, da un programma di visite frutto di ricerca, di attenzione e di investimenti: il nostro cliente deve sentirsi coccolato, aiutato nella pianificazione del suo soggiorno perché ci piace essere un po’ degli ambasciatori per lui a Roma. Quindi, cerchiamo di spingere i nostri ospiti non solo nei siti tradizionali come il Colosseo, il Pantheon e Piazza Navona, ma anche alla scoperta di tante altre cose che Roma offre, dal quartiere Coppedè ai vicoli di Trastevere, dalle fontane più nascoste ai tesori architettonici fuori dal circuito della capitale.”
Quindi proponete anche dei tour?
“Sì, anche perché fuori Roma noi collaboriamo con tanti tour operator che organizzano visite di questo tipo, verso la Costiera Amalfitana e le Isole Pontine: una zona che mi piace moltissimo, ad esempio, è la terra di Partenope dove c’è un enorme richiamo turistico e dove mi piacerebbe, in un avvenire non troppo lontano, aprire qualche nuovo albergo.”
Ha un sogno nel cassetto?
“Il mio sogno nel cassetto a livello lavorativo e’ quello di condurre il nostro brand al di fuori del Grande Raccordo Anulare e portarlo in giro, farlo conoscere e farlo vedere: oggi il mercato alberghiero in Italia è al 90% di Fondi, di gruppi, di grandi catene che hanno sicuramente dei budget che una famiglia non potrà mai eguagliare ma loro non potranno mai eguagliare il cuore e i sentimenti e la capacità che invece abbiamo noi, in quanto italiani e in quanto famiglia.”
Lei ha partecipato qualche tempo fa anche alla gara televisiva ‘4 Hotel’ guidata dallo chef stellato Bruno Barbieri: ci racconta le sue impressioni?
“Mi sono ritrovato nell’immediato post COVID a partecipare a questo programma davvero divertente, in un momento molto complesso per il tessuto italiano imprenditoriale, soprattutto alberghiero: io ero spettatore di questo programma e, quando sono stato contattato dalla produzione per parteciparvi, ho aderito da subito con grande entusiasmo. Posso confermare che il programma è estremamente veritiero e mette in gara quattro strutture di una stessa città che vengono catalogate sotto una serie di voci, tra cui location, camera, colazione, prezzo e servizi: chiaramente buona parte del successo è dovuta anche all’albergatore che poi deve essere in grado di sbrogliare le situazioni più disparate. La trasmissione è, a mio avviso, del tutto reale e trovo che sia una spinta importante per il turismo italiano perché permette una visibilità enorme: io mi sono divertito moltissimo a parteciparvi e ritengo che sia un importantissimo stress test sia per la struttura sia per il personale, quindi un buon termometro per vedere come la struttura risponde. Trovo che questi format aiutino gli alberghi non solo dando loro visibilità ma anche facendoli crescere: finito quel programma ho operato alcuni cambiamenti, ho raccolto le critiche che mi sono state fatte (in alcuni casi in maniera pretestuosa, in altri casi veramente intelligenti) e ho apportato delle migliorie di cui posso reputarmi davvero soddisfatto.”
Laura Caico




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