“il Testamento di Parasacco”: al Trianon omaggio a Scarpetta di un’opera rara


Scroscianti applausi per “il Testamento di Parasacco ossia Pulcinella e Felice protetti da un diavolo sfaticato”, lavoro strabiliate di Eduardo Scarpetta. riletto con profondità, amore e rispetto dal regista Francesco Saponaro, che è riuscito a offrire una nuova visione dell’autore, partendo nella ricerca dagli elementi formali e tematici da lui ereditati all’epoca nella basilare esperienza con il maestro Antonio Petito.

In scena, Raffaele Ausiello, Mario Autore, Mario Cangiano, Francesca Colapietro, Anna De Stefano, Rosario Giglio, Tony Laudadio, Biagio Musella, Laura Pagliara, Luca Saccoia, Luca Saltarelli, Antonella Stefanucci e Federica Totaro.
Le musiche dal vivo portano la firma di Mariano Bellopede e sono eseguite insieme ad Arcangelo Michele Caso, Carmine Mariglia e Marco Fazzari.
I costumi, di Anna Giordano; le luci di Gianluca Sacco; il suono di Daniele Chessa.

Ambientato in una Sorrento seicentesca e portato sulla scena con musica di Vincenzino Scarpetta nel 1878, per ridare ossigeno al teatro San Carlino in crisi, “Lo testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo sfaticato” è stato raramente rappresentato, a differenza delle opere più conosciute del commediografo partenopeo, particolarmente caro a un vasto pubblico.
È uno spettacolo che piace e invita anzi a rivederlo – desiderio che è la diretta conseguenza di un appagante gradimento – per coglierne tutte le sfumature e l’intensità di un messaggio antico sempre attuale che, dietro la risata liberatoria, scava nell’animo dello spettatore e lo conquista grazie a una profonda umanità e all’intensa e convincente interpretazione di una compagnia affiatata e ben assortita.

L’ Amore che supera tutto e vince sul Maligno in una trama che ricorda I Promessi Sposi e a Manzoni ruba una fanciulla moralmente sana, incantevole nelle sue dimostrazioni di affetto e ammirevole per la sua fedeltà come il suo innamorato, e trae pure l’idea del ripugnante personaggio che la vuole a ogni costo – proprio come Don Rodrigo – e la sua sfacciata tracotanza e insana passione lo rendono inviso alla platea già dalle prime battute.
Impicci familiari che appassionano lo spettatore e lo trascinano nella storia, stregoni e diavoli con un senso di giustizia che lascia disarmati, interventi rocamboleschi e immersioni che invadono la platea, e sollecitano anche il più restio degli spettatori a vivere il teatro e lo fanno sentire partecipe dell’azione. Ancora, il collegamento musicale con la Gatta Cenerentola del maestro De Simone riporta all’intesa artistica con Mario Scarpetta.
I colpi di scena e la connotazione magica aggiungono mistero e stimolano l’interesse del pubblico.
Non sarebbe facile immaginare un modo migliore per celebrare Eduardo Scarpetta a cent’anni dalla sua dipartita terrena.
La Fondazione Trianon Viviani e il Teatro di Napoli – Teatro nazionale con questa rappresentazione in quello che ha mostrato di essere più che mai Teatro del Popolo, ottimamente firmata da Francesco Saponaro, ridà vita all’autore e riconferma la valenza del suo impegno, con una comunicazione recitativa e scenica in grado di abbattere le barriere tra palcoscenico e platea, proiettata in un tutt’uno che si realizza con armonia e spontaneità. Appagante risultato di un faticoso impegno preparatorio a monte, che ha portato alla realizzazione di un unicum in cui sono confluite le energie di ogni componente della Compagnia, indipendente dai ruoli.
Centrato l’obiettivo di raggiungere l’ambito traguardo di una rappresentazione da ricordare.

 

Teresa Lucianelli

 

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