GARZO: SPERO DI RIAPRIRE IL TRIBUNALE AL PIU’PRESTO


A fronte delle proteste avanzate da parte dell’avvocatura napoletana, la presidente del Tribunale di Napoli dott.ssa Elisabetta Garzo ha accettato di fornirci alcuni chiarimenti.

Presidente, lei è d’accordo con le proteste portate avanti dall’Avvocatura in una modalità piuttosto veemente?

“Assolutamente no, io sono sempre stata disponibile al dialogo e al confronto nel corso di tutta la mia attività professionale e anche in queste attuali circostanze ho cercato di pervenire a soluzioni congiunte: infatti, la trattazione degli affari civili e penali innanzi al Tribunale di Napoli (nel periodo che va dal 12 maggio al 31 luglio 2020)è frutto di una interlocuzione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e le Camere Civile e Penale. Abbiamo organizzato numerosi incontri via Teams e appuntamenti telefonici nei quali si è discusso delle diverse problematiche proprio per appianare le divergenze e giungere a decisioni condivise: aggiungo che i protocolli sezionali cui si riferisce il deliberato del COA sono allegati tutti alle predette linee guida e pubblicati sul sito del Tribunale di Napoli”.

E per quanto riguarda la sezione distaccata di Ischia?

“In quel caso si è convenuto di utilizzare la medesima disciplina circa la trattazione scritta dei giudizi civili di cui al protocollo generale adottato, come doveroso, in conformità alle prescrizioni legislative di cui all’art.83 L. 27/2020.”

A quando la piena funzionalità del Tribunale di Napoli?

“La ripresa a pieno regime è rimessa alle decisioni del Ministero della Giustizia, dell’ autorità Sanitaria e del Governo sulla base dell’evolversi dell’emergenza sanitaria; comunque spero al più presto, anche perché il calo dei contagi ci dà fiducia che ciò possa avvenire in tempi ravvicinati.”.

 Anche nel tribunale da lei guidato ci sono stati casi di Coronavirus: che strategia preventiva avete adottato?

“Sono state sin dal primo momento assunte tutte le precauzioni imposte dall’autorità sanitaria; in particolare, lì dove si sono verificati dei casi di contagio,la ASL ha provveduto ad igienizzare i locali e sono state posti in quarantena obbligatoria e/o fiduciaria – sempre nel rispetto delle decisioni dell’autorità sanitaria – coloro che avevano avuto o potuto avere contatti con il virus. Non abbiamo trascurato nessuna precauzione, per garantire la salute collettiva di avvocati, giudici, imputati, in assoluta trasparenza.”

Come consiglierebbe agli avvocati di partecipare alla vita del tribunale – una volta ripreso più o meno normalmente l’iter di udienze e processi – dato che la pandemia non è ancora finita?”Purtroppo, data la gravità della situazione epidemiologica, non posso dare consigli poichè siamo tutti tenuti a rispettare rigorosamente le indicazioni comportamentali dell’Autorità Sanitaria Regionale: è evidente che prima di tutto va raccomandatol’uso delle mascherine e va mantenuto il distanziamento sociale – anche se ciò può provocare disagio e rallentamenti procedurali – perché in questo momento, la salvaguardia della salute pubblica dev’essere il nostro interesse primario.”

 Può dirci la sua opinione sullo svuotamento delle prigioni (“l’amaramedicina” rammentata dai giudici di sorveglianza in altre occasioni), le scarcerazioni facili, il ritorno dei capimafia a casa propria?

“Pur nel rispetto del diritto alle cure indispensabili – lì dove il detenuto sia affetto da gravi patologie – non condivido i provvedimenti di scarcerazione, né gli arresti domiciliari per i 41 bis: ritengo, infatti, che le esigenze di tutela della salute ben potevano essere garantite da ricoveri in centri clinici attrezzati, secondo le indicazioni che il DAP avrebbe dovuto fornire e che invece non ha dato.”

 

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