UN “BACIO” NEL CUORE DI CHIAIA


Bacioterracino e Gragnaniello

Uno chef “al Bacio”. Sta riscuotendo uno strepitoso successo il nuovo locale di Vincenzo Bacioterracino, in arte Baciòt o Bacio, adorato da folle di clienti, fra artisti, industriali, aristocratici, personaggi dello spettacolo e dello sport che hanno avuto modo per un trentennio di assaporare le sue preparazioni quando era Chef resident del ristorante George’s, del prestigioso Grand Hotel Parker’s: è iniziata una nuova vita, un’impresa vissuta in prima linea, che dimostra quanto l’esperienza, i viaggi, gli aggiornamenti professionali che l’hanno avvicinato alle cucine asiatiche, orientali e di mezza Europa abbiano affinato il suo estro creativo.

”Antichi Sapori Partenopei” è nel cuore del centro elegante partenopeo, in via Chiaja proprio di fronte al Teatro Sannazzaro e questo spiega il nugolo di attori, cantanti, musicisti, produttori e impresari che lo ha già collocato al top delle preferenze, fra i migliori ristoranti all’ombra del Vesuvio: la nuova avventura di Vincenzo Bacioterracino nasce in tandem con la socia Barbara Vollero Aceto Di Capriglia, esperta enogastronoma che, da buona imprenditrice, ha deciso di lanciarsi in questa sfida, certa degli ottimi riscontri che l’abilità di “Bacio” non avrebbe mancato di suscitare. E i fatti, le cifre, il locale sempre pieno di giorno e di sera, nei giorni feriali come nei festivi, le hanno dato pienamente ragione: sulle tavole apparecchiate con squisita semplicità con tovagliati a quadretti bianchi e rossi, nel rispetto di una “verace” tradizione napoletana, vengono servite (per 35 /40 persone al massimo) pietanze classiche ma anche innovative, realizzate con materie prime freschissime, prodotti caseari e di norcineria campani, pesce appena catturato dall’amico pescatore Gino a Santa Lucia o acquistato da lui stesso al molo di Nisida dove abita, frutta, ortaggi, aromi e verdure a km zero, con grande attaccamento al territorio e alle sue eccellenze. Fra i piatti più gettonati, gli spaghetti con vongole o alla Nerano, la nuovissima “Mozzarella di bufala di Paestum con crema di piselli freschi”, i mitici lui ravioli Cacio e Pepe con melanzane e basilico (cavallo di battaglia, prediletto da Maradona all’epoca in cui Baciot era alla guida del ristorante dell’Hotel Paradiso), fusilli freschi con cozze e pecorino (secondo i dettami dell’alta cucina che abbina a meraviglia frutti di mare e formaggi), il sorprendente uovo meringato, il favoloso ragù “pippiato” a lungo come gli hanno insegnato la mamma e la nonna (le sue prime maestre) e tantissime preparazioni di pesce, mitili e crostacei, mentre fra i dessert più richiesti, ecco la sua delicatissima millefoglie, il Cannolo scomposto di ricotta di pecora, il gelato di pomodoro e mozzarella, la pastiera rivisitata, il fantastico tiramisu.

Il meritato successo di Baciot premia il suo innato talento, cresciuto insieme a lui fra odori e sapori di una cucina di famiglia, impressa nel suo Dna in modo indelebile “quando vivevamo tutti noi cinque figli (tre fratelli e due sorelle) in una stanza con i miei genitori e i nonni e ci alzavamo all’alba, liberando il lettone matrimoniale su cui – cambiate le lenzuola – mia nonna stendeva ad asciugare tagliolini e raviolini, pappardelle e strascinati, ovvero la pasta fresca che aveva preparato nottetempo: la mia infanzia e la mia adolescenza sono state scandite dal ritmo delle stagioni rappresentate da piatti tipici del periodo, estati dal sapore di mare e inverni profumati da zuppe di legumi, funghi e caldarroste” .

Non solo tradizione, però, si ritrova nelle sue pietanze ma anche grande amore per il suo lavoro, la passione per la fotografia rivelata dagli accostamenti cromatici e dalla sapienza nell’impiattamento, il gusto di abbinamenti insoliti ma piacevoli, inedite soluzioni gastronomiche che denotano la sua lunga formazione e l’eccezionale manualità: la cucina è vissuta da Vincenzo come professione ma anche come vita, parte integrante del suo essere, tela su cui può pennellare la sua fantasia, spazio di invenzione di piatti e abbinamenti, cimento continuo di pensiero e azione, trasformazione di elementi naturali edibili in piccoli prodigi sensoriali, per la gioia degli occhi e la felicità dei palati più esigenti.

 

Laura Caico

 

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