Inaugura la stagione teatrale Summarte


Da sempre la rappresentazione teatrale mi affascina per la sua unicità, per la sua esistenza negata sera dopo sera, per le sue ceneri disperse durante il rituale collettivo, per il miracolo che compie attraverso la sintesi attore/autore e pubblico, sintesi che crea ciò che è e che sarà irripetibile: un mondo che ad ogni finale si nega agli spettatori, agli attori e all’autore che vi avevano trovato rifugio. Il Teatro napoletano di tradizione che preferisco e che preferisco rimodellare dunque, proprio per questi motivi, è quello della farsa, dei Petito, della maschera, del travestimento, dell’invenzione, del corpo, dell’effetto, della mutazione, della scomparsa.

A mio parere due sono le linee discendenti dal nobile Teatro comico di tradizione napoletana: quella della Commedia dell’Arte o all’improvvisa e quella del testo scritto, la prima derivante dalle atellane, l’altra, proveniente dalla prima, ma riformata da Eduardo Scarpetta con la messa in scena di testi che poco o nulla lasciavano all’improvvisazione e con l’abolizione della maschera per la creazione di personaggi più reali seppur proiezioni evidenti dei tipi fissi della commedia dell’Arte stessa. Per dirla in breve, nel Teatro comico di Napoli, c’è chi, da sempre, segue la lezione di Petito e chi quella di Scarpetta.
Un manifesto recente della Commedia dell’Arte furono i comici del Varietà, del Cafè Chantant, dell’avanspettacolo e cioè i Villani, i Maldacea, Maggio, Totò , forse anche in parte il primo Troisi con la Smorfia, i Giuffrè e tantissimi altri. In linea diretta e non, invece, sono seguaci della riforma scarpettiana, intesa come regola per rappresentazioni con aderenza precisa ad un testo scritto e chiuso, i De Filippo, il Viviani delle commedie, gli stessi critici del teatro di Scarpetta, Di Giacomo e Bracco e poi Ruccello e tutti i nuovi drammaturghi napoletani. Io ho scelto ancora Petito e mi sono divertito ad intrecciare le trame di due suoi lavori : la famosa ‘Na campagnata e tre disperate ed Inferno, Purgatorio e Paradiso. La mia sfida è quella di dimostrare che il Teatro della farsa è un Teatro che rende libero chiunque si interessi a lui. Niente di morto, niente di vecchio, solo antico e vivo.
Un mondo di maschere in cui la maschera puo’ vivere anche nuda, a volto scoperto, dotata com’è di una forza centripeta ineguagliabile nell’assetto della trama ingegnosa e fantastica. Petito che è stato il Pulcinella più famoso della Storia, è secondo me il vero assassino di Pulcinella. Le sue farse sono talmente dirompenti nell’invenzione e nella vis comica che possono fare a meno di essere datate, vestite e realistiche. Possono scorrere come magma fino ad invadere anche i testi scritti. Petito inventore di trame giunge fino agli inamidati lavori di Curcio ed io mi diletto a segnare con la riga blu. La mia scenografia rappresenta una grande maschera di Pulcinella che si apre e si chiude , che fagocita gli attori che vi recitano dentro e che gli attori stessi alla fine chiuderanno per uscire da essa, una grande maschera simbolo di un intera genìa di teatranti e non di un personaggio singolo.

Gianfranco Gallo

Somma Vesuviana – teatro Summarte (via Roma 15)
I fratelli Gianfranco e Massimiliano Gallo in scena al Summarte con “E’ tutta una farsa” inaugurano la stagione artistica 2015/2016
venerdì 30 ottobre ore 21
per info e prenotazioni 081/3629579 393 5667597 www.summarte.it

 

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