Coisp, anniversario della strage di Capaci


Nell’anniversario della strage di Capaci, insieme al giudice Giovanni Falcone ed alla moglie Francesca Morvillo, il COISP ricorda i colleghi della scorta rimasti uccisi in quel barbaro attentato mafioso: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

“Un ricordo che non è soltanto un dovere nei confronti dei nostri colleghi massacrati – dice Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia – ma, nel nome di tutte le Vittime della criminalità e di tutti coloro che nell’adempimento del Dovere hanno sacrificato il supremo bene della vita, rappresenta la volontà di costruire un presente e futuro in cui vengano affermati i valori del senso del dovere, del coraggio, dell’onestà, dello spirito di sacrificio, dell’amore per la propria Patria, della solidarietà e del rispetto dell’altro”.

“L’attentato di Capaci – prosegue Maccari -, così come le altre stragi di mafia e come quella di via D’Amelio, rappresentano una ferita ancora aperta e sanguinante non solo nel cuore delle famiglie delle Vittime e di chi, come la Polizia, ha perso uomini e donne valorosi, ma nel profondo della coscienza dell’intero nostro Paese. Per questo non smetteremo mai di chiedere verità e giustizia sul sangue sparso in quegli anni a Palermo e non solo. Per questo ci siamo costituiti parte civile nel processo che prende il via a Palermo sulla trattativa ‘Stato-mafia’. Abbiamo diritto di sapere se lo Stato, al quale dedichiamo le nostre vite e troppo spesso le sacrifichiamo, sia davvero sceso a patti con la mafia. Il processo inizierà lunedì 27 maggio presso la Seconda Sezione della Corte di Assise di Palermo, e vedrà alla sbarra dieci persone tra politici, mafiosi e pezzi dello Stato accusati di essere infedeli. Il COISP è l’unico Sindacato di Polizia che ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile, perché il sacrificio di Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, e di tanti altri uomini e donne in divisa uccisi dalla mafia, non finisca semplicemente archiviato nelle pagine più dolorose della storia del nostro Paese, ma perché dal loro sangue possa germogliare il seme della verità e della giustizia, e la speranza per le nuove generazioni di vivere un futuro senza sangue e senza inquietanti ombre”.

Coisp

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