Il Coisp a Roma torna a chiedere parità di trattamento


“Il Ministro della Giustizia sarebbe stata certamente la persona più titolata di chiunque altro ad ascoltare le nostre istanze ed a fornire le risposte che cerchiamo nell’interesse di migliaia di poliziotti, ma trovarla ed incontrarla è stato impossibile. In compenso non sono mancati i soliti violenti contestatori che hanno dimostrato ancora una volta come certe persone intendano libertà e diritti: valgono solo quando riguardano loro stessi e le persone loro ‘gradite’, ma tutti gli altri devono essere zittiti, anzi meglio se eliminati. Ma leggi e diritti devono valere per tutti, e noi, noi centinaia di migliaia di Appartenenti alle Forze dell’Ordine abbiamo bisogno di sapere perché siamo puntualmente oggetto di disparità di trattamento. Oggi siamo tornati a chiederlo ed aspettiamo con ansia risposte”.

Queste le prime parole di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a conclusione delle manifestazioni tenutesi a Roma, per gran parte della mattinata, davanti alle sedi del Ministero della Giustizia e del Consiglio Superiore della Magistratura, per segnalare ancora una volta la disparità di trattamento nell’applicazione delle previsioni di legge ai poliziotti, prendendo spunto dalla vicenda che ha coinvolto quattro colleghi condannati per eccesso colposo a seguito del decesso di Federico Aldrovandi.

L’iniziativa era stata già presentata pubblicamente anche alle medesime Autorità con una missiva in cui il Coisp, proprio partendo dalla riflessione su “quanto difficile possa essere decidere l’applicazione di misure privative e limitative della libertà che siano alternative al carcere”, ha ripercorso una lunga serie di precedenti relativi alla scarcerazione di imputati per reati di ogni genere, anche particolarmente gravi, che in qualche caso sono anche tornati a delinquere altrettanto gravemente.

Erano state poi ripercorse le norme che prevedono la concessione delle misure alternative alla detenzione e quelle contenute nella legge cosiddetta svuota-carceri, e soprattutto dei casi in cui esse non siano applicabili, per evidenziare come questi ultimi casi non riguardino in alcun modo i poliziotti coinvolti in questa vicenda, i quali peraltro sono praticamente le uniche persone in Italia, negli ultimi decenni, ad essere entrate in carcere per una contestazione di natura colposa. E non a caso due di loro, per decisione rispettivamente dei Tribunali di Sorveglianza di Padova e Milano, sono stati prontamente mandati ai domiciliari in applicazione dello svuota-carceri (in cui è previsto che le pene inferiori ai 18 mesi vengano scontate ai domiciliari), mentre altri due continuano a stare in carcere per decisione del tribunale di Sorveglianza di Bologna, che dal principio aveva mandato tutti e quattro in cella.

“Per tornare a chiedere un confronto serio ed approfondito su tutto questo il Coisp è sceso ancora in strada – aggiunge Maccari -. Una nostra rappresentanza, che abbiamo volutamente limitato perché cose così serie non richiedono numeri e chiasso, ma serietà e contenuti, si è recata dalle massime Autorità per chiedere che venga fatta chiarezza, stabilendo una volta per tutte se la legge valga per tutti allo stesso modo o se e quanto le valutazioni squisitamente personali, o l’incidenza dell’emotività collettiva, o le campagne mediatiche basate sul moralismo di comodo, possano incidere sulla sua applicazione. Parliamo di leggi che a noi in particolare non sono piaciute, e non a caso avevamo avversato con determinazione lo svuota-carceri, ma adesso che sono entrate a pieno titolo nell’ordinamento perché i poliziotti e solo loro non possono giovarsene?”.

“Siamo stati, come sempre, silenziosi e corretti – aggiunge il Segretario del Coisp -, ma sfortunatamente non sono stati capaci della stessa civiltà i contestatori che ci hanno lungamente investito con offese e ingiurie di ogni genere, anche di una certa violenza. Il servizio d’ordine è stato perfetto, ma resta l’amarezza di constatare quale forza e dimensioni possano raggiungere certe strumentalizzazioni. E così ci siamo trovati ancora a rispondere alle solite inutili domande che nulla, ma proprio nulla avevano a che fare con i motivi per cui siamo andati in strada, per mesi e anche oggi. Ma è possibile che sia così difficile capire che vogliamo discutere solo e unicamente del trattamento che, in ogni campo, viene riservato ai poliziotti? Certo che non è difficile, la verità è solo che la doppiezza e l’ipocrisia di alcuni è incontenibile, e chi un giorno si straccia le vesti per una cosa che gli conviene l’indomani si scandalizza se qualcun altro chiede quella stessa cosa per chi invece è un nemico giurato”.

“Con le Autorità e le Istituzioni – conclude Maccari – siamo certi che invece si potrà discutere, e molto seriamente. Aspettiamo infatti che trascorra un periodo ragionevole dal loro recente insediamento per incontrare i Sottosegretari alla Giustizia, Giuseppe Beretta e Cosimo Ferri, e non disperiamo di poter forse un giorno trovare disponibile, magari, anche il Ministro Cancellieri che della vicenda, e dei suoi risvolti tecnici, giuridici e disciplinari, è certamente tra i meglio informati”.

Coisp

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